L’alleanza con Dongfeng per un maxi-SUV segna una svolta nella strategia industriale
A settembre 2022 Jeep annunciava quattro SUV completamente elettrici in Nord America e in Europa entro il 2025. Oggi, luglio 2026, la prima a batteria del marchio — la Recon EV — è ancora in pre-ordine, con il lancio europeo previsto per l’inizio del 2027. Nel frattempo Stellantis ha segnato una svalutazione di 22 miliardi di euro perché la transizione energetica non correva come previsto. Lo scarto tra l’ambizione dichiarata e la realtà del mercato si è allargato al punto da richiedere correzioni di rotta che toccano l’identità stessa del marchio, compresa un’alleanza industriale con la Cina che fino a pochi anni fa sarebbe stata impensabile.
La promessa elettrica che arranca
La Recon EV è il primo veicolo completamente elettrico di serie nella storia di Jeep, e il suo percorso verso il mercato sintetizza bene le difficoltà dell’intero gruppo. Alla fine di giugno il configuratore online ha aperto gli ordini negli Stati Uniti con un prezzo di partenza di 66.995 dollari. Non è una cifra per tutte le tasche, e sconta un’autonomia dichiarata che la stampa specializzata ha giudicato limitata rispetto alla concorrenza. Ma il problema non è solo il posizionamento: è il cronoprogramma.
Già nel settembre 2022, quando il piano di elettrificazione fu presentato con l’enfasi tipica dei grandi annunci industriali, la tabella di marcia prevedeva quattro modelli a batteria su entrambe le sponde dell’Atlantico entro il 2025. Siamo a metà del 2026 e la Recon non ha ancora raggiunto le concessionarie europee: lo farà, secondo il nuovo calendario, non prima dell’inizio del 2027. Stellantis, lo scorso febbraio, ha dovuto iscrivere a bilancio una rettifica da 22 miliardi di euro. La motivazione ufficiale parla di una «sovrastima del ritmo della transizione energetica che ci ha allontanato dalle esigenze, dai mezzi e dai desideri reali di molti acquirenti». Tradotto: si era corso troppo, o forse nella direzione sbagliata.
Ma se la Recon arriva in ritardo e con un prezzo premium, è solo la punta di un iceberg industriale molto più complesso.
Cuore cinese per il nuovo fiore all’occhiello
Dietro al lancio della Recon, Jeep sta preparando un’arma ancora più grossa per l’Europa, ma costruita a quattro mani. Il nuovo SUV di segmento D destinato a diventare il modello di punta del marchio nel Vecchio Continente è il prodotto di una joint venture con Dongfeng, colosso cinese che mette a disposizione piattaforma, tecnologia e stabilimenti. Il veicolo — ancora senza nome ufficiale — sarà offerto con motorizzazioni ibride, completamente elettriche e, probabilmente, anche nella configurazione a autonomia estesa (il cosiddetto REEV, range-extended electric vehicle), una soluzione che piace molto al mercato cinese e che sta iniziando a farsi strada anche in Europa.
La notizia va letta nel quadro più ampio della riorganizzazione Stellantis. Dopo la svalutazione miliardaria di febbraio, il gruppo ha avviato un ripensamento delle strategie di elettrificazione, cercando di contenere i costi di sviluppo senza rinunciare alla presenza nei segmenti chiave. Dongfeng, che è peraltro azionista di Stellantis con una quota residua ereditata dall’epoca PSA, offre una scorciatoia: piattaforme già rodate, economie di scala, tempi di sviluppo compressi. Ma l’operazione ha un evidente risvolto politico. Bruxelles ha imposto dazi sulle auto elettriche cinesi proprio per proteggere l’industria europea dalla concorrenza di Pechino, e ora uno dei marchi più iconici dell’automotive occidentale si affida a un partner cinese per costruire il suo modello di punta.
Non è l’unica novità in cantiere. Secondo Fabio Catone, responsabile della gamma Jeep, il marchio lancerà anche due SUV di segmento B basati sulla piattaforma STLA One: uno compatto e uno più grande, vicino al segmento C, da posizionare sotto la Compass. Il baricentro della gamma si sposta verso il basso, dove i volumi sono maggiori e dove la pressione competitiva dei costruttori cinesi — da BYD a MG — si fa sentire con più forza. Un SUV co-sviluppato con un colosso cinese mentre Bruxelles impone dazi è una scommessa che potrebbe ridefinire il rapporto di Jeep con i suoi clienti più fedeli, quelli che fino a ieri identificavano il marchio con il V8 americano e la bandiera a stelle e strisce.
Portiere rimovibili contro Defender: la battaglia per l’identità
Se il nuovo maxi-SUV sarà la risposta cinese, la Recon punta a distinguersi con un dettaglio che sa di tradizione. Jeep rivendica che la Recon è l’unico veicolo puramente elettrico sul mercato con portiere rimovibili, vetri posteriori laterali smontabili e vetro del portellone apribile. Sono esattamente le caratteristiche che hanno fatto la fortuna della Wrangler, trasposte su una piattaforma a batteria nel tentativo di non smarrire il DNA off-road in mezzo ai cavi e agli inverter.
Ma il mercato non aspetta. La Land Rover Defender Sport, attesa praticamente in contemporanea con il nuovo SUV di punta Jeep, si candida a rivale diretta e lo farà con una proposta simile: motorizzazioni ibride ed elettriche, immagine robusta, pedigree britannico. La differenza è che Land Rover arriva all’appuntamento con una gamma già rodata nell’ibrido plug-in e con un posizionamento premium consolidato. Jeep, al contrario, deve ancora dimostrare di saper vendere l’elettrico al suo pubblico tradizionale, quello per cui un SUV senza rumore del motore è quasi una contraddizione in termini.
La domanda, a questo punto, è se basterà un finestrino apribile e una portiera che si smonta a fare la differenza in un confronto che si giocherà su autonomia, prezzo e credibilità tecnologica. La Recon ha il fascino del primo esperimento, ma gli esperimenti, nell’industria dell’auto, si misurano in quote di mercato.
Per Jeep, l’elettrico si sta rivelando una corsa a ostacoli fatta di ritardi accumulati, alleanze industriali inedite e concorrenti sempre più agguerriti. Il piano del 2022 è già stato riscritto più volte, e la svalutazione da 22 miliardi di Stellantis ha reso evidente ciò che i numeri di vendita sussurravano da tempo: la transizione non è una linea retta, e chi la percorre a marce forzate rischia di finire fuori strada. La domanda non è se Jeep arriverà al traguardo dell’elettrificazione, ma quale Jeep ne uscirà: se un marchio che ha saputo adattarsi senza tradirsi, o un’etichetta americana su telai cinesi, in vendita in un’Europa che difende i suoi confini industriali con i dazi.




