Simposio in Honduras: accademici e conservazionisti riuniti, borse di viaggio per giovani ricercatori
Il punto di partenza è un numero: il 24% delle specie d’acqua dolce del mondo — pesci, libellule, damigelle, granchi, gamberi di fiume e gamberetti — è ad alto rischio di estinzione. A fine giugno, a San Pedro Sula, in Honduras, non si è discusso se quell’allarme fosse reale: si è partiti da lì per costruire una rete tra dieci paesi. Dal 24 al 26 giugno, il II Simposio Mesoamericano sulla Conservazione della Biodiversità d’Acqua Dolce ha riunito più di 200 accademici e operatori della conservazione provenienti da 10 paesi. Tre mesi dopo, il vero test è cosa resta di quella rete.
Il numero che accende l’allarme
Secondo la Lista Rossa IUCN, il 24% delle specie mondiali di pesci d’acqua dolce, libellule, damigelle, granchi, gamberi di fiume e gamberetti è ad alto rischio di estinzione. È una quota che non lascia spazio a letture generiche: indica una pressione diffusa su più gruppi tassonomici, non su una singola categoria. Ma un numero, da solo, non salva nessuna specie. Per trasformarlo in priorità operative serve una struttura regionale capace di muovere dati, persone e decisioni; ed è esattamente quello che si è iniziato a costruire tra giugno 2025 e giugno 2026.
Dalla prima edizione all’alleanza: il salto
Il passaggio non è avvenuto nel vuoto. Già nel giugno 2025, la prima edizione del simposio si era tenuta presso la Universidad del Valle de Guatemala. In quell’occasione, Yolanda Matamoros e Jorge Rodríguez di CPSG Mesoamerica avevano facilitato un workshop di pianificazione di due giorni per l’Alleanza Mesoamericana per la Conservazione della Biodiversità d’Acqua Dolce, allora appena formata. Era un seminario di avviamento: serviva a verificare chi fosse disposto a lavorare su dati condivisi, non ancora a dare una forma istituzionale alla collaborazione.
Nel 2026 la scala cambia. Il II Simposio, ospitato dall’Università Nazionale Autonoma dell’Honduras, Campus Cortés, e dal suo Istituto Honduregno per la Ricerca Biologica e Ambientale, ha portato a San Pedro Sula più di 200 persone da 10 paesi. Il confronto con l’edizione precedente è netto: da un workshop di pianificazione con pochi facilitatori si è passati a una platea ampia, con un appello formale già fissato al termine dei lavori. Già alla chiusura, il 26 giugno scorso, la cerimonia ha incluso la richiesta di convocare un III Simposio entro due anni. È il dettaglio che separa una conferenza da un’alleanza: la scadenza successiva è già fissata, e con essa la verifica di quanto prodotto nel frattempo.
Cosa cambia per chi sta sul campo
La differenza si misura anche in borse di viaggio, non solo in documenti. Il Centro per la Sopravvivenza delle Specie d’Acqua Dolce (CSS Freshwater), ospitato dallo Shedd Aquarium, ha fornito 20 borse di viaggio per permettere a studenti e ricercatori all’inizio della carriera di partecipare e presentare i propri lavori. È un intervento concreto: allarga la base di chi può portare dati e osservazioni dai bacini idrografici centroamericani a una rete regionale, invece di limitare il confronto a chi ha già un posto stabile in accademia o in un’agenzia di conservazione.
Non è un investimento casuale. Lo Shedd Aquarium, come primo centro dedicato all’acqua dolce, concentra inizialmente il lavoro collaborativo sui bacini idrografici critici dell’America Centrale. Venti borse di viaggio non sono molte, ma in una regione dove i fondi per la mobilità scientifica restano scarsi spostano l’equilibrio tra chi partecipa e chi resta fuori. Resta una domanda aperta: basteranno due anni e venti borse di viaggio a tenere il passo di un’estinzione che non aspetta i simposi? Il prossimo appuntamento è già stato convocato per il 2028. Il vero risultato di San Pedro Sula non è stato l’appello formale al III Simposio, ma la scelta di investire su chi, nei prossimi due anni, dovrà trasformare reti e numeri in azioni concrete nei fiumi e nei laghi dell’America Centrale.




