Obiettivo domestico 85%, crediti internazionali max 5%, ETS2 rinviato al 2028

Lo scorso 5 marzo 2026 il Consiglio dell’Unione Europea ha votato le modifiche alla Legge sul clima che impongono all’UE di ridurre le emissioni di gas serra del 90% entro il 2040 rispetto ai livelli del 1990, introducendo al contempo la possibilità di utilizzare crediti di carbonio per raggiungere l’obiettivo. Ma per chi progetta impianti e gestisce energia la partita non si gioca su quella cifra: il target si scompone in un obiettivo domestico dell’85% e un massimo del 5% affidato a crediti internazionali di carbonio, come precisa la scheda della Commissione europea sul target 2040. È da qui che parte ogni valutazione tecnica seria.

Il numero vero: 85 più 5

La Legge sul clima dell’UE era stata adottata inizialmente nel 2021, fissando l’obiettivo della neutralità climatica al 2050 e il target intermedio di una riduzione delle emissioni nette di almeno il 55% entro il 2030 rispetto al 1990. Il 90% per il 2040 è il gradino successivo di quella scala e ha valore giuridicamente vincolante. Ma il dettaglio che fa la differenza sta tutto nella scomposizione: 85 punti percentuali di riduzioni da realizzare dentro i confini europei, fino a 5 punti esternalizzabili attraverso crediti di carbonio comprati fuori dall’Unione.

Nel giorno del voto, Maria Panayiotou — ministra dell’Agricoltura, dello Sviluppo rurale e dell’Ambiente di Cipro, paese che detiene la presidenza di turno del Consiglio — ha dichiarato: «L’Unione Europea resta impegnata a guidare la lotta globale contro il cambiamento climatico proteggendo al contempo la nostra competitività e garantendo che nessuno venga lasciato indietro. L’adozione odierna del traguardo climatico per il 2040 darà a industria, cittadini e investitori la rassicurazione di cui hanno bisogno per la transizione pulita nel prossimo decennio».

Ma la quota di crediti internazionali non è l’unica flessibilità introdotta. La Legge sul clima emendata include anche un rinvio di un anno dell’ETS2 al 2028: il sistema era inizialmente previsto per il 2027, e il suo compito sarà estendere il prezzo del carbonio a settori finora esclusi, come i carburanti per il trasporto stradale e il riscaldamento degli edifici. Un anno in più senza segnale di prezzo su una fetta rilevante delle emissioni europee.

La flessibilità che frena la decarbonizzazione interna

Dietro la rassicurazione ufficiale c’è un meccanismo che gli analisti hanno letto con durezza. Il Climate Action Tracker, nel suo commento al voto, osserva che il nuovo obiettivo consente di raggiungere fino al 5% attraverso crediti internazionali di carbonio, il che indebolisce il segnale per la decarbonizzazione domestica. Il rischio, sempre secondo il CAT, è che il target ritardi tagli reali e ambiziosi nell’Unione, e che possa rendere impossibile raggiungere il net zero entro il 2050.

Il ragionamento è lineare. Se fino a 5 punti percentuali dell’obiettivo possono essere coperti acquistando crediti fuori dai confini europei, la pressione a ridurre le emissioni all’interno dell’Unione si allenta esattamente di quella misura. Non è una questione contabile: è un segnale di prezzo e di investimento. Un’azienda che deve decidere se elettrificare una linea o continuare con i combustibili fossili calcola il costo delle tecnologie pulite contro il costo di emettere e compensare altrove. Se la compensazione costa meno della decarbonizzazione domestica, il mercato spinge nella direzione opposta a quella che il target dichiara.

Il processo che ha portato a questo numero era in corso da tempo. Già a fine 2025, quando l’UE aveva concordato il target del 90% rispetto ai livelli del 1990, l’obiettivo domestico effettivo era sceso all’85% proprio per l’inclusione dei crediti internazionali. E ancora prima, la Commissione aveva aperto una consultazione pubblica dal 31 marzo al 23 giugno 2023, invitando cittadini e portatori di interessi a esprimersi sul target 2040. Il voto dello scorso marzo ha reso definitiva quella scomposizione, inserendola in una norma vincolante.

Il conto arriva in bolletta

Chi usa combustibili fossili per riscaldare edifici o muovere mezzi non vede ancora l’effetto del nuovo sistema, ma lo vedrà quando l’ETS2 entrerà pienamente in vigore. Secondo l’analisi pubblicata da Euronews, le famiglie e le imprese che dipendono dai combustibili fossili per riscaldamento e trasporti si troveranno probabilmente bollette più alte. Il rinvio al 2028 sposta in avanti il momento in cui il prezzo del carbonio inizierà a pesare sui bilanci domestici e aziendali, ma non elimina il conto. Resta la domanda: la bolletta alta è il costo inevitabile di una transizione seria o il sintomo di un obiettivo annacquato?

Il target 2040 si gioca sulla credibilità dell’85% domestico, non sulla promessa del 90: chi deve investire in tecnologie pulite guardi alla quota di crediti internazionali e al calendario ETS2, non ai comunicati.