Drivalia vale l’1% della flotta, ma Leasys e Ayvens chiudono con 24.000 e 19.000 veicoli.
A due mesi dalla firma di fine luglio, il numero che conta non sono i 48 milioni di euro messi sul tavolo dalla Banca europea per gli investimenti (BEI), ma il canale attraverso cui quei soldi viaggeranno. Secondo l’accordo di finanziamento da 48 milioni firmato con Drivalia, società del gruppo Crédit Agricole Auto Bank (CAAB), le risorse serviranno a immettere in circolazione circa 2.900 veicoli elettrici a batteria (BEV) destinati ad aziende e liberi professionisti in Italia e Finlandia, tramite contratti di noleggio a lungo termine. Non incentivi all’acquisto privato, quindi, ma flotte in leasing: è lì che, in questo momento, si decide la velocità della diffusione delle elettriche.
La promessa: 2.900 elettriche e 3.000 tonnellate di CO₂ in meno
Secondo le stime della BEI, il progetto ridurrà le emissioni di gas serra di circa 3.000 tonnellate di CO₂ all’anno rispetto a una flotta analoga composta da veicoli con motore termico tradizionale. Il meccanismo è il noleggio a lungo termine: i 2.900 mezzi non entrano nel patrimonio di singoli privati, ma nei parchi di aziende e professionisti che li utilizzano dietro pagamento di un canone per un periodo definito. È un dettaglio che distingue l’operazione: il cliente di Drivalia non è il singolo automobilista da convincere con un incentivo una tantum, ma un’azienda che ragiona su costi prevedibili, sostituzione programmata dei mezzi e obblighi di rendicontazione.
La promessa, insomma, è misurabile: 2.900 veicoli, una stima di taglio emissivo, due Paesi. Ma regge solo se la si confronta con gli obiettivi interni del gruppo e con quello che stanno facendo i concorrenti.
Il limite: obiettivi al 2026 e concorrenti con numeri più grandi
Entro il 2026, il 55% dei nuovi finanziamenti forniti da CA Auto Bank in Europa sarà destinato a veicoli elettrici e ibridi; nello stesso orizzonte la flotta europea di Drivalia porterà al 35% la quota di nuovi modelli BEV e PHEV e la rete di ricarica del gruppo raggiungerà 2.500 stazioni. Drivalia è la società di noleggio e mobilità del gruppo CA Auto Bank: la partita, per il gruppo, è interna e quantificata.
I numeri dell’annuncio vanno però letti accanto alle operazioni già chiuse dai concorrenti. Leasys, joint venture tra Stellantis e Crédit Agricole Personal Finance & Mobility, ha firmato con la BEI un accordo per l’operazione Pan-European Clean Fleet Transport: un plafond di credito da 300 milioni concesso dalla BEI e un co-investimento equivalente di Leasys, per un totale di 600 milioni, a sostegno di una flotta di 24.000 veicoli a zero emissioni in 10 Paesi europei, tra cui Italia, Francia, Germania, Spagna e Portogallo. Già a dicembre 2024, poi, la BEI aveva firmato con Ayvens un accordo per mettere in circolazione 19.000 veicoli commerciali leggeri elettrici — 350 milioni della BEI più 350 milioni di co-investimento — concentrati su Germania, Francia, Italia e Paesi Bassi nell’arco di tre anni.
La proporzione è impietosa. Leasys porta in campo 24.000 veicoli a zero emissioni e 600 milioni complessivi; Ayvens, già da dicembre 2024, 19.000 veicoli commerciali leggeri elettrici; Drivalia, con questo accordo, 2.900 BEV. Non si tratta di sminuire l’operazione: si tratta di capire che la concorrenza nel noleggio a lungo termine si gioca sui volumi e sulla capacità operativa di gestire ordini, consegne e manutenzione su scala continentale.
Nel frattempo il contesto nordico aiuta a spiegare perché la Finlandia, malgrado una penetrazione dei plug-in già alta, resti un mercato interessante. I dati ICCT mostrano che tra gennaio e maggio 2025 i BEV e i PHEV hanno rappresentato il 96% delle nuove immatricolazioni di autovetture in Norvegia; la Finlandia viaggia su una quota di plug-in del 56%, la quarta in Europa secondo la stessa fonte.
Il peso reale: 2.900 mezzi su 216.000
Per capire se l’accordo è un passo avanti strutturale o un’operazione dal valore soprattutto segnaletico serve una proporzione. Drivalia è presente in 16 Paesi europei con una flotta di circa 216.000 veicoli: i 2.900 BEV finanziati dalla BEI rappresentano quindi poco più dell’1% del parco gestito dal gruppo, concentrato su due mercati. Letto così, il taglio di 3.000 tonnellate di CO₂ all’anno non va svalutato: è la riduzione associata a quei 2.900 mezzi, non all’intera flotta. Ma è esattamente questa la dimensione da tenere d’occhio: la transizione del noleggio sarà vera quando la quota BEV sul totale smetterà di essere una cifra marginale e diventerà la normalità del parco.
Chi installa o gestisce flotte aziendali dovrebbe guardare non ai singoli accordi BEI, ma alla quota di BEV sul totale del noleggio: è lì che si decide la velocità della transizione. L’accordo Drivalia porta quella quota, per il gruppo, a poco più dell’1%.




