Un decreto del 1857 trasformò la palude in pineta, ma il clima ha reso quegli alberi un combustibile pronto
Il decreto che ha creato il combustibile
Prima ancora del clima, c’è una decisione amministrativa. Un decreto del 1857 di Napoleone III obbligò i proprietari terrieri a prosciugare la palude delle Landes de Gascogne e a popolarla di pini marittimi. Così un paesaggio impregnato d’acqua fu convertito nella più grande foresta artificiale d’Europa: filari ordinati nati per bonificare e produrre, che oggi sono in parte combustibile già predisposto. Non è la prima volta che la foresta delle Landes mostra questa natura. Già nel 1949 un incendio partito da una segheria bruciò 50.000 ettari e uccise 82 persone, in gran parte volontari accorsi a spegnere le fiamme: resta l’incendio boschivo più letale d’Europa.
Il fattore 20 che non si spegne
Il decreto di Napoleone III non basta a spiegare 40.000 ettari bruciati in Gironda in dieci giorni. Serve guardare a cosa è cambiato nel clima. Il cambiamento climatico di origine antropica ha reso il meteo estremo favorevole agli incendi almeno due volte più probabile in Francia e almeno venti volte più probabile in Spagna. La diagnosi diventa numerica e impietosa: il valore massimo di DSR7x osservato in Spagna centrale nel luglio 2026 è ora almeno venti volte più probabile rispetto a un clima preindustriale. E non è una scoperta di oggi: già nel 2025 la stessa World Weather Attribution aveva condotto due studi di attribuzione rapida sui fuochi in Spagna e Portogallo, trovando che il cambiamento climatico di origine antropica è stato un fattore chiave delle condizioni meteorologiche favorevoli agli incendi, soprattutto attraverso temperature eccezionalmente elevate e l’aggravamento della siccità.
Il moltiplicatore non è soltanto un picco isolato. Secondo uno studio pubblicato su Nature, in vaste aree della penisola iberica, della Francia, dell’Italia e della Grecia le giornate estive con condizioni estreme favorevoli al fuoco sono più che raddoppiate tra il 1981 e il 2025. E il fumo si misura anche in città: a Bordeaux, a luglio, il particolato ha superato di venti volte il livello considerato di qualità dell’aria «discreta».
Chi spegne il prossimo incendio?
Se il pericolo è moltiplicato, la domanda diventa operativa. A fine luglio l’Unione europea ha schierato assistenza in Francia e Spagna nell’ambito del meccanismo di protezione civile dell’UE. Gli incendi hanno comunque provocato lo sfollamento di oltre 300.000 persone tra Francia e Spagna. E un funzionario della Commissione ha dichiarato ai giornalisti che gli incendi hanno superato la capacità di risposta: «These fires are out of capacity», con oltre 80.000 ettari bruciati in Spagna e più di 42.000 in Francia già a fine luglio.
La storia non si è chiusa il 30 luglio 2026. Restano oltre 300.000 sfollati, una foresta artificiale che forse non può più essere ricostruita com’era, e un meccanismo di protezione civile che ha ammesso di aver superato i propri limiti. La domanda, prima del prossimo luglio, non è solo chi spegnerà il prossimo incendio: è se la foresta delle Landes e le aree bruciate in Spagna torneranno a essere abitate e rimboschite come prima, o se servirà un altro tipo di paesaggio.




