Il provvedimento proposto dal Dipartimento dell’Energia punta a eliminare in modo permanente gli standard su elettrodomestici e apparecchiature
Una promessa di prosperità che comincia con la rimozione di dati e la proposta di rendere permanenti standard meno efficienti: è il paradosso della deregulation dell’amministrazione Trump, quella che colpisce chi non può difendersi dal caldo. A fine luglio 2026, il Dipartimento dell’Energia ha rimosso dal proprio sito i consigli per il risparmio energetico: le pagine pratiche su bollette, isolamento ed elettrodomestici efficienti. Poche settimane prima, lo stesso dipartimento aveva annunciato un progetto più ambizioso: rendere strutturale quel ridimensionamento.
La decisione: prosperare cancellando
Il 2 luglio 2026, il segretario all’Energia Chris Wright ha annunciato che il Dipartimento dell’Energia (DOE) ha emesso un avviso di proposta di regolamento per porre fine in modo permanente ai mandati su elettrodomestici e apparecchiature che, nella lettura dell’amministrazione, aumentano i costi e limitano la scelta dei consumatori. L’iniziativa rientra nell’ordine esecutivo di Trump "Unleashing Prosperity through Deregulation": liberare la prosperità attraverso la deregulation, appunto.
Ma la proposta normativa è solo la parte più formale della storia. Secondo un rapporto di EDGI, la rimozione di siti web federali su clima e ambiente è iniziata il giorno dopo l’insediamento di Trump, a gennaio. La cancellazione non è stata un incidente di percorso né una pulizia tecnica: è stata un’operazione avviata subito, in parallelo, quasi fosse parte dello stesso disegno. Prima i consigli su come risparmiare energia, poi interi archivi climatici scivolati via dai server pubblici.
La rimozione di informazioni, però, è solo una faccia della deregulation. L’altra riguarda gli apparecchi dentro le case e le persone che da essi dipendono.
Chi paga il costo degli standard indeboliti
La deregulation non è astratta, perché il suo costo non si distribuisce in modo uniforme. Per Andrew deLaski, avere un condizionatore funzionante è una questione di salute e sicurezza per anziani, persone con condizioni di salute e bambini piccoli. Non è un capriccio di comfort: è cosa succede durante un’ondata di calore, quando il condizionatore non funziona o non c’è. Chi ha una casa fresca può discutere di preferenze di catalogo; chi non ce l’ha, no.
Qui sta lo scarto tra l’annuncio e l’impatto. La proposta del DOE parla di mandati che aumentano i costi e limitano la scelta dei consumatori. L’argomento ha una sua coerenza interna: uno standard più severo può spingere verso apparecchi più costosi. Ma la coerenza finisce dove comincia l’estate. Per chi dipende da un apparecchio per sopravvivere al caldo, la posta in gioco non è una preferenza di acquisto: è la salute. L’argomento del costo non risponde alla domanda su cosa succede quando il caldo arriva e l’apparecchio efficiente non c’è.
Mentre il governo cancellava, la società civile rispondeva archiviando. Climate.us, l’organizzazione non profit successore di Climate.gov, ha recuperato risorse climatiche chiave — tra cui la quinta National Climate Assessment del programma di ricerca sul cambiamento globale degli Stati Uniti, ora cancellata — per garantire al pubblico un accesso continuato ai fatti. Dove l’amministrazione toglie pagine, qualcun altro le conserva. Ma è anche il segnale di un vuoto che lo Stato ha scelto di lasciare: se il governo cancella e la società civile archivia, cosa resta davvero pubblico?
Cosa resta aperto
La risposta della società civile non chiude il problema: lo sposta. La proposta del DOE è un avviso di proposta di regolamento, non un atto definitivo: la sua trasformazione in regola vincolante, e la sua attuazione reale, sono tutte da verificare. Ma il precedente è già scritto nei fatti: pagine cancellate, archivi recuperati da terzi, standard messi in discussione. Resta aperta la domanda su chi garantirà l’accesso ai dati climatici e sulla sorte futura degli standard di efficienza. Il nodo non è se i dati sopravvivano, ma chi avrà il potere di decidere quali fatti restano accessibili e quali no.




