Su diecimila avannotti liberati solo due tornati adulti, ma il fiume bloccato può riaprirsi.
Su diecimila avannotti di salmone rosso liberati nell’alto Columbia nel 2023, due sono tornati adulti nell’estate 2025. Due soli. La cifra, riferita dalla CBC, descrive un risultato che in qualunque politica di ripopolamento sarebbe un fallimento, ma che per le nazioni Secwépemc, Syilx-Okanagan e Ktunaxa rappresenta la prova concreta che un fiume bloccato da 86 anni può ancora essere riaperto. Lo ha documentato il progetto Bringing the Salmon Home: i due salmoni rossi marcati sono stati rilevati mentre risalivano il Columbia come adulti. Il primo ha superato Wells Dam, nello Stato di Washington, al 30 giugno 2025; il secondo ha attraversato la vicina Rocky Reach Fishway il 7 luglio successivo.
Due pesci contro una diga
Per capire la portata del paradosso basta un dato geografico: il fiume Columbia è lungo oltre 2.000 chilometri e quasi il 40 per cento del suo corso nasce in British Columbia. Le sue sorgenti, nella regione di Kootenay, sono bloccate al ritorno dei salmoni dalla costruzione a valle della Grand Coulee Dam, avvenuta oltre 86 anni fa. In più di otto decenni di blocco, quei due adulti rilevati nell’estate 2025 sono un segnale: il percorso, almeno tecnicamente, può essere ripercorso.
Ma cosa significa davvero due su diecimila? Per gli standard di qualunque programma di ripopolamento, un tasso di ritorno simile sarebbe dichiarato un insuccesso. Per chi ha liberato quegli avannotti, invece, è una soglia diversa: dimostra che un fiume bloccato da 86 anni può ancora essere riaperto, non che lo sia già. La distanza tra le due affermazioni non è retorica. È lo spazio che separa uno studio tecnico da una decisione politica. E di decisioni, sul Columbia, se ne aspettano ancora molte.
Cosa blocca davvero il Columbia
Dietro quei due pesci c’è un fiume che un tempo produceva corse annuali da uno a tre milioni di salmoni e steelhead nel bacino superiore, come documentato dalla Columbia River Inter-Tribal Fish Commission. Lo stesso bacino forniva habitat a lamprede, storioni e altre specie ittiche. Per le tribù che vivevano lungo il fiume, il salmone era la principale fonte di cibo e la base del commercio; Kettle Falls, situata cento miglia a nord dell’attuale posizione della Grand Coulee Dam, era la seconda pesca di salmoni più importante dell’intero Columbia, come ricostruito dal U.S. Bureau of Reclamation. Il blocco non ha tolto solo una fonte di cibo: ha interrotto il commercio che su quel pesce si fondava.
Il progetto che nel 2023 ha liberato gli avannotti si chiama Bringing the Salmon Home Initiative: è guidato dalle nazioni Secwépemc, Syilx-Okanagan e Ktunaxa, in partenariato con i governi della British Columbia e del Canada. Come documentato da Mongabay, gli studi tecnici mostrano che la reintroduzione è fattibile. Ma la fattibilità biologica non basta: la partita vera si gioca sui tavoli del Columbia River Treaty. L’Accordo di principio, pubblicato dal governo della British Columbia, descrive gli elementi negoziali sotto cinque temi: gestione del rischio di alluvioni, flessibilità canadese, produzione idroelettrica e trasmissione, compensazioni e, infine, salute ecologica e valori indigeni. È in quest’ultimo capitolo che il destino dei salmoni incontra quello delle dighe, dei contratti di fornitura e degli indennizzi.
Klamath come prova, Columbia come domanda
Il precedente esiste. Nel 2024 la rimozione di quattro grandi dighe dal fiume Klamath ha permesso ai salmoni di raggiungere nuovamente circa 400 miglia del loro habitat originale, bloccato per molti decenni. NOAA Fisheries l’ha documentata come la più grande rimozione di dighe al mondo. Ma il Klamath è un fiume di scala ridotta rispetto al Columbia: qui si parla di un corso d’acqua di oltre 2.000 chilometri, con infrastrutture, trattati e interessi idroelettrici che non si smontano con un solo atto amministrativo.
Due salmoni su diecimila sono un inizio, non una risposta. La vera domanda non è se il Columbia può essere riaperto, ma chi deciderà quanto vale farlo davvero.




