Il rapporto dell’IEA PVPS Task 13 propone sei indicatori per valutare le prestazioni reali dei sistemi fotovoltaici con accumulo
Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, le aggiunte totali di capacità di stoccaggio a batterie hanno raggiunto 108 gigawatt, in crescita di circa il 40 per cento rispetto al 2024. Eppure, nel confronto degli accumulatori di HTW Berlin, il sistema peggiore si ferma a un indice di prestazione dell’89,3 per cento e finisce in classe di efficienza G. È il paradosso dell’accumulo fotovoltaico: i numeri corrono, ma la resa reale resta poco verificabile. Lo scorso luglio, l’IEA PVPS Task 13 ha pubblicato un nuovo rapporto su come valutare e monitorare le prestazioni operative dei sistemi fotovoltaici con accumulo, per provare a colmare questo vuoto.
Il gigawatt e la classe G
Fino ai primi anni 2020, i principali mercati delle batterie erano legati ai veicoli elettrici e agli elettrodomestici. Ora, entro il 2026, una quota in rapida crescita di sistemi solari di ogni taglia è dotata di accumulatori. Non è un dettaglio tecnico: la fase attuale del Task 13, dal 2026 al 2029, è stata esplicitamente ampliata per coprire l’integrazione dei sistemi di accumulo a batteria. In altre parole, la ricerca nata per l’affidabilità dei moduli fotovoltaici si è dovuta allargare a un componente che fino a pochi anni fa era marginale.
Sei indicatori per smascherare la batteria
Il rapporto parte da un’osservazione semplice: una valutazione robusta dei sistemi fotovoltaici con batteria non può fermarsi alla scheda tecnica. Secondo Ulrike Jahn, manager dell’IEA PVPS Task 13, le prestazioni sul campo sono determinate da molto più della sola chimica della batteria: topologia del sistema, comportamento dell’inverter, logica di controllo, profilo operativo, temperatura e firmware incidono materialmente su efficienza, degrado, stima della fine vita e affidabilità dell’erogazione.
I sei indicatori proposti sono capacità, tolleranza di potenza, resistenza interna, efficienza round-trip, tempo di risposta e perdite in standby. Servono come base pratica per la valutazione dello stato di salute, l’individuazione dei guasti e una gestione consapevole dell’invecchiamento. L’obiettivo dichiarato è sostenere sistemi energetici più affidabili, efficienti ed economici. Il rapporto presenta anche esperienze sul campo da installazioni residenziali: condizioni operative, progettazione del sistema e caso d’uso influenzano l’invecchiamento della batteria e la prestazione complessiva. Le ispezioni mostrano notevoli divari tra prestazioni nominali e reali, con ampie variazioni in efficienza, perdite dell’inverter, stima dello stato di carica, qualità del bilanciamento delle celle ed effetti legati a temperatura o firmware.
Chi paga la batteria che non rende?
Se le prove sul campo mostrano divari notevoli tra quanto promesso e quanto erogato, e se il peggiore degli accumulatori nel confronto di HTW Berlin arriva a un indice di prestazione dell’89,3 per cento e in classe G, la posta in gioco non è più solo tecnica. È economica e politica. Un sistema che si degrada più velocemente del previsto, che perde più energia nell’inverter o che sbaglia la stima dello stato di carica non è un problema da laboratorio: è un costo che qualcuno, nel tempo, dovrà assorbire.
Il tema è già entrato nei programmi di affidabilità dello stoccaggio. Anche i Sandia National Laboratories, nei loro lavori su sicurezza e affidabilità, insistono su degrado, stato di salute e vita utile, facendo eco all’impostazione del rapporto IEA PVPS Task 13. Ma il passaggio dai sei indicatori alle regole di responsabilità resta scoperto. Chi deve farsi carico di una batteria che non mantiene le prestazioni dichiarate? L’installatore che l’ha dimensionata, il produttore che ne ha scritto la scheda tecnica, o il consumatore che l’ha comprata senza strumenti per verificare? Il rapporto non lo scioglie.
Finché la risposta non esiste, il boom dell’accumulo rischia di gonfiarsi su prestazioni non verificate. E chi ha già installato un sistema che rende meno del previsto resta, per ora, con una domanda inevasa.




