Dal 2018 il software SMART e le telecamere PoacherCams guidano le pattuglie in Vietnam contro 12,3 milioni di lacci
Prima del 2018, circa 70 guardie forestali monitoravano in media più di 1.300 ettari di terreno accidentato ciascuna. Ora l’unità anti-bracconaggio del Parco nazionale di Pu Mat non pattuglia più a caso: il software SMART indica dove andare e le “PoacherCams” monitorate a distanza segnalano chi entra nella foresta, anche con un fucile. A fine luglio un reportage di Mongabay ha acceso i riflettori su un’esperienza nata quasi otto anni fa.
Il dato che cambia il pattugliamento: SMART e telecamere remote
L’APU è nata nel 2018 dalla collaborazione tra l’ONG Save Vietnam’s Wildlife (SVW) e il parco. Prima, secondo Huu Trung Nguyen, circa 70 guardie forestali monitoravano in media più di 1.300 ettari di terreno accidentato a testa: una copertura rada su un territorio impervio, con pattugliamenti che rischiavano di ridursi a pura presenza fisica. Il salto tecnico è arrivato con SMART, acronimo di Spatial Monitoring and Reporting Tool: uno strumento di monitoraggio spaziale e reporting che raccoglie dati sul campo e li trasforma in indicazioni su dove concentrare le uscite successive. Non più scansione dispersiva, ma un ciclo di pattugliamento misurabile.
Accanto a SMART, l’APU monitora a distanza le cosiddette “PoacherCams”. Il nome richiama la telecamera di rilevamento umano in tempo reale sviluppata da Panthera, dotata di un algoritmo specializzato che avvisa a distanza le pattuglie quando passa un intruso. A Pu Mat questo si traduce in interventi mirati. In un caso, racconta Trung Hau Luong, una telecamera ha ripreso un uomo entrare nella foresta con un fucile: dopo che le autorità gli hanno spiegato le conseguenze legali della caccia, l’uomo ha consegnato volontariamente l’arma.
12,3 milioni di lacci: la pressione che i dati rivelano
Se la tecnologia serve, è perché il problema non è locale. Secondo un rapporto del WWF, il primo a quantificare la portata della crisi, circa 12,3 milioni di lacci minacciano la fauna nelle aree protette di Cambogia, Laos e Vietnam. È una cifra difficile da visualizzare: dodici milioni e trecentomila dispositivi di cattura distribuiti tra tre paesi. Il dato cambia la lettura del fenomeno: non un sommerso episodico, ma una pressione strutturale che svuota le foreste del Sud-est asiatico.
A Pu Mat il quadro è coerente. Il bracconaggio incontrollato ha devastato le popolazioni animali: i bracconieri montano lacci a pedale in filo metallico per catturare animali terrestri da destinare al commercio illegale, soprattutto ai ristoranti di selvaggina. I ranger possono raccogliere centinaia di lacci in un solo giorno di pattugliamento; se il bracconaggio continua all’intensità attuale, Pu Mat sarà svuotato della biodiversità che contribuisce a renderlo uno dei luoghi insostituibili del pianeta. Qui il senso tecnico di SMART emerge con chiarezza: il software non elimina i lacci, ma rende visibile il ritmo con cui compaiono e le zone in cui tornano più in fretta.
Cosa cambia per chi pattuglia: risultati e limiti dell’approccio
Il conteggio delle trappole rimosse e degli arresti non basta da solo a dire se si sta vincendo: servono confronti. Dalla fondazione nel 2018, l’APU ha rimosso decine di migliaia di lacci, smantellato campi di bracconaggio, confiscato armi da fuoco e fermato più di 1.000 presunti trasgressori; lo racconta un’intervista all’unità anti-bracconaggio pubblicata a luglio da Mongabay. Sono numeri concreti, ma vanno letti accanto all’altro lato del bilancio: se ogni pattuglia può raccogliere centinaia di lacci in un giorno, la rimozione è una misura della pressione, non necessariamente della vittoria.
Il modello si sta allargando. Secondo i dati diffusi da SVW, la formazione sull’applicazione mobile di pattugliamento SMART ha riguardato tutti i ranger e il personale di protezione forestale del Parco nazionale di Cat Tien; il bilancio è di oltre 6.000 lacci rimossi, 17 fucili artigianali confiscati, 29 campi illegali distrutti e 200 trasgressori arrestati. A livello globale, l’approccio SMART è implementato in oltre 140 siti in 31 paesi, di cui otto hanno adottato SMART nell’intera rete nazionale di aree protette. Non è una sperimentazione isolata: è un formato operativo che si diffonde perché produce dati confrontabili.
Sondaggi indipendenti con fototrappole hanno documentato la presenza di specie rare nel paesaggio, tra cui leopardi nebulosi (Neofelis nebulosa) e zibetti di Owston (Chrotogale owstoni). Non è una prova di ripresa, ma un segnale che alcune specie resistono nelle stesse aree dove i lacci vengono posati e rimossi ripetutamente. La partita resta aperta: la velocità dei ranger e delle telecamere deve superare quella dei bracconieri, e il margine è sottile. La tecnologia non sostituisce il pattugliamento: lo rende finalmente misurabile. Per chi installa o gestisce sistemi anti-bracconaggio, il trade-off è tra il costo dell’infrastruttura dati e la sopravvivenza delle specie a terra. A Pu Mat, la risposta è ancora aperta.




