La conferenza del 2023 indicava la governance partecipativa come rotta, ma l’insicurezza alimentare acuta peggiora in 16 hotspot

Il 31 maggio 2023, a Roma, la fotografia scattata da Alessandra Benedetti per la FAO — credito FAO/Alessandra Benedetti — immortala Antonio Tajani, Qu Dongyu e Cindy McCain sotto il titolo “SDG 16 as a compass for navigating intersecting crises”. L’evento, ospitato alla Farnesina, promuoveva la decisione partecipativa come leva per accelerare l’azione trasformativa su sistemi alimentari e cambiamento climatico. Oltre tre anni dopo, quella bussola indica una rotta che i dati sulla fame si ostinano a contraddire: l’insicurezza alimentare acuta si sta aggravando in 16 hotspot della fame, minacciando di spingere milioni di persone in più verso la carestia o il rischio di carestia.

Non si tratta di una metafora retorica. La conferenza del 2023 — la quarta dedicata all’Obiettivo 16 — si riuniva mentre la governance globale affrontava una delle prove più dure: capire se il metodo partecipativo può davvero orientare risposte concrete a crisi che si sovrappongono e si alimentano a vicenda, dal clima alla sicurezza alimentare. A tre anni di distanza, il bilancio è diventato misurabile, e i numeri non sono incoraggianti.

Il rito della bussola

La quarta conferenza SDG 16 si è tenuta a Roma dal 30 maggio al 1° giugno 2023. Il titolo dell’evento lasciava poco spazio all’ambiguità: la governance partecipativa come bussola per navigare le crisi intersecanti, applicata in modo diretto a sistemi alimentari e clima. Il 31 maggio, il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani ha aperto la sessione plenaria dell’evento; erano presenti anche il direttore generale della FAO Qu Dongyu e la direttrice esecutiva del World Food Programme Cindy McCain. Il contesto era dichiarato senza incertezze: il mondo affrontava la più grave crisi di sicurezza alimentare della storia moderna.

La presenza congiunta di Tajani, Qu Dongyu e McCain nella stessa plenaria non era un dettaglio formale: metteva nello stesso perimetro la diplomazia italiana, l’agenzia delle Nazioni Unite per l’agricoltura e il programma alimentare mondiale. Tre soggetti che, a diverso titolo, avevano il compito di tradurre la promessa della bussola in operatività sul campo. Il dispositivo era chiaro: la partecipazione veniva presentata come lo strumento per governare meglio, non come un ornamento.

Il dato che buca la cornice

Oltre tre anni dopo quel rito, a fine luglio 2026, FAO e WFP hanno diffuso un avvertimento che suona come un contrappunto. Il nuovo rapporto congiunto di FAO e WFP avverte che l’insicurezza alimentare acuta si sta aggravando in 16 hotspot della fame, minacciando di spingere milioni di persone in più verso la carestia o il rischio di carestia.

Il dato non è una fotografia statica: il verbo scelto è “aggravarsi”, una tendenza in peggioramento, non una condizione consolidata. E la minaccia non riguarda soltanto chi è già dentro i 16 hotspot: il rapporto parla di “milioni in più”, persone che attualmente non sono tecnicamente in carestia ma che rischiano di entrarci. È il tipo di indicatore che misura la distanza tra una promessa di governance e la sua traduzione sul terreno. In termini operativi, peggiorare in 16 punti caldi significa che le risposte messe in campo
non hanno ancora invertito la direzione di marcia.

Per chi opera sul campo, la conseguenza è immediata. Se la governance partecipativa celebrata nel 2023 avesse prodotto un’inversione di tendenza su scala sufficiente, i 16 hotspot non si starebbero aggravando. Invece la tendenza peggiora. E resta una domanda precisa: che cosa rimane della promessa partecipativa quando i numeri raccontano un’inversione mancata? Il rapporto non offre risposte consolatorie: registra una forbice che si allarga, non che si chiude.

La bussola e la nave

La conferenza del 2023 aveva chiamato l’Obiettivo 16 “bussola”. Ma una bussola serve solo se qualcuno la usa per governare. Il confronto è tra due piani: da una parte il rito della plenaria, il vocabolario della partecipazione, la fotografia ufficiale del 31 maggio 2023; dall’altra la geografia dei 16 hotspot in cui l’insicurezza alimentare acuta continua ad aggravarsi. Oltre tre anni non hanno chiuso il divario. Anzi, il dato più recente lo ha reso più visibile.

La fotografia ufficiale resta il simbolo di una governance che sa indicare la rotta, ma non ha ancora cambiato il destino di chi sta affondando nei 16 hotspot della fame.