450 milioni da sovvenzioni climatiche a prestiti: così si escludono i paesi più poveri

Un autobus a £2 in Inghilterra, un prestito da restituire in un paese povero. La «ri-prioritizzazione» annunciata lo scorso luglio da Heidi Alexander non è un banale aggiustamento contabile: sposta la chimica finanziaria del clima, trasformando la solidarietà in credito. Il governo britannico ha coperto i £450m necessari al tetto alle tariffe degli autobus convertendo sovvenzioni climatiche internazionali in prestiti.

La ri-prioritizzazione: £454m in prestiti

Dietro l’annuncio del governo di Andy Burnham c’è un passaggio tecnico che merita attenzione. Il primo ministro, insediatosi lo scorso luglio, ha introdotto il tetto a £2 sulle tariffe degli autobus come uno dei primi atti del mandato. Lo schema coprirà tutta l’Inghilterra, esclusa Londra, costerà più di £500m ed entrerà in vigore dall’inizio del 2027. I conti non tornano del tutto: la cifra «ri-prioritizzata» dichiarata è di £454m, quindi non copre da sola l’intero costo atteso.

La parte che conta è il meccanismo. Heidi Alexander, segretaria ai trasporti, ha spiegato alla BBC Breakfast che si tratta di £454m di fondi «ri-prioritizzati»: in concreto, sovvenzioni destinate a progetti climatici internazionali vengono convertite in prestiti. Non ci sono nuove risorse per il clima: cambia soltanto la natura dello strumento. Dal punto di vista contabile, un prestito va rimborsato, matura interessi e si iscrive nel debito sovrano del paese ricevente; una sovvenzione è un trasferimento a fondo perduto. E questo lascia aperta una domanda: chi potrà permettersi di restituire quei soldi?

Il criterio nascosto: merito creditizio

La risposta è insita nel meccanismo. Convertire donazioni in prestiti introduce un criterio di selezione che prima non c’era: il merito creditizio. I fondi andranno probabilmente a paesi in grado di ripagarli, come India o Brasile, piuttosto che alle nazioni più povere e vulnerabili al clima. Il denaro segue la capacità di restituire, non la vulnerabilità.

Per un creditore, la capacità di rimborso dipende da reddito, stabilità del cambio e livello di indebitamento già esistente: esattamente le variabili che penalizzano i paesi più fragili, quelli che avrebbero più bisogno di aiuti a fondo perduto. Non si tratta di una pratica nuova. Molte organizzazioni multilaterali, inclusa la Banca Mondiale, già erogano la maggior parte della finanza climatica sotto forma di prestiti. E, come ha segnalato il rapporto dell’ICAI, i precedenti governi britannici avevano già spostato gli aiuti climatici da sovvenzioni a prestiti per centrare gli obiettivi dichiarati senza stanziare nuovi fondi.

Il problema è che l’ICAI ha esplicitamente segnalato che i prestiti sono «meno appropriati per i paesi più poveri e vulnerabili». La conversione, quindi, non è neutra: premia le economie con entrate stabili e margine fiscale, mentre i paesi con meno capacità di indebitamento restano fuori. Il prezzo di questo criterio, però, non si misura soltanto in bilancio.

Sul campo: il biglietto lo pagano i servizi pubblici

Se il criterio è il merito creditizio, l’effetto a valle è diretto. ActionAid UK ha spiegato che erogare finanza climatica come prestiti invece che come sovvenzioni spinge i paesi più in profondità nel debito e li costringe a dirottare risorse lontano da servizi pubblici essenziali come istruzione, sanità e protezione sociale, con un impatto sproporzionato su donne e ragazze. Ogni sterlina prestata invece che donata torna indietro con interessi, ma nel frattempo assorbe spesa fiscale del paese ricevente.

Mohamed Adow, direttore del think tank Power Shift Africa, ha usato parole dure: «Sostituire le sovvenzioni con prestiti intrappolerà i paesi vulnerabili in un debito ancora maggiore, chiedendo loro di pagare per una crisi che non hanno creato». Resta la domanda scomoda: quanto costa davvero un biglietto a £2 quando il conto arriva in un’altra parte del mondo?

Il tetto alle tariffe degli autobus non è soltanto una misura di trasporto. È una scelta di finanza climatica che sposta il costo della transizione sui paesi che non possono permetterselo. Per chi osserva i flussi degli aiuti, il segnale è chiaro: la solidarietà climatica del Regno Unito ha un tasso d’interesse.