Uno studio dell’Università Tecnica di Istanbul mostra ondate di calore quasi undici volte la media 1980-2009
A quasi due mesi dalla pubblicazione, il numero che dovrebbe inquietare non è il record dei 26,1 gradi Celsius registrato nell’estate 2024, ma l’intensità delle ondate di calore del 2025: quasi undici volte la media del periodo 1980-2009. Secondo uno studio dei ricercatori dell’Università Tecnica di Istanbul, le ondate di calore in Turchia sono diventate significativamente più frequenti e intense negli ultimi 75 anni, con le estati del 2023 e del 2025 che emergono come le più severe mai registrate. Il caldo non è più un’eccezione: è il nuovo dato di partenza.
La baseline che non esiste più
Il confronto con il periodo 1980-2009 è ormai un bersaglio irraggiungibile. Secondo i dati presentati all’Assemblea Generale dell’European Geosciences Union, il periodo post-2010 segna un chiaro cambio di regime: le medie annuali dell’indice HWMId — un indicatore che misura la severità delle ondate di calore — si mantengono su valori quasi del 100 per cento superiori alla baseline storica. L’estate del 2023, in particolare, ha registrato un aumento senza precedenti della severità, con un HWMId spazialmente mediato di circa 10,5, oltre cinque volte la media del periodo di riferimento.
Sono proprio le medie a rischiare di anestetizzare. Un grado in più o in meno nella media stagionale dice poco di quello che succede nelle settimane più estreme, quelle in cui le temperature notturne non scendono e il corpo non ha mai modo di raffreddarsi. Rispetto alla baseline 1980-2009, l’intensità media delle ondate di calore del 2023 è stata oltre sette volte superiore; nel 2025 quasi undici volte. Il dato del 2024 — 26,1 gradi Celsius di media estiva, record assoluto — è solo un frammento di questa tendenza.
Un continente a due velocità
Il distacco dalla baseline è netto; ma quanto è specifico della Turchia? Negli ultimi cinquant’anni, dalla storica ondata di caldo del 1976, l’Europa nel suo complesso si è riscaldata di circa due gradi, secondo John Kennedy. È il continente che si riscalda più rapidamente, e anche gli estremi di temperatura sono aumentati. La Turchia non è un caso isolato: è uno dei punti in cui la tendenza continentale si manifesta con maggiore violenza.
Il quadro globale conferma la direzione. Secondo la World Meteorological Organization, il decennio passato è stato il più caldo mai registrato, con temperature globali medie in costante aumento rispetto ai livelli preindustriali. il Copernicus Climate Change Service dell’Unione Europea ha confermato che il 2024 resta l’anno più caldo mai registrato a livello globale, il primo anno solare completo a superare la soglia di 1,5 gradi sopra la media preindustriale 1850-1900. Secondo ERA5, la temperatura media globale del 2024 è stata di 15,10 gradi, 0,72 gradi sopra la media 1991-2020 e 0,12 gradi sopra il 2023, pari a 1,60 gradi sopra il livello preindustriale stimato.
Il conto dell’afa
Se il caldo è il nuovo normale, la domanda è chi lo paga. Le ondate di calore sono uno degli impatti diretti più comuni del cambiamento climatico antropogenico, e la mortalità in eccesso ne è l’effetto più evidente. Il conto si presenta in forme concrete e misurabili: secondo il Ministero dell’Ambiente turco, 132 stazioni meteorologiche in Turchia hanno registrato temperature record nel mese di luglio. Gli ospedali, dal canto loro, hanno segnalato un aumento dei casi di disidratazione, colpi di calore e malattie di origine alimentare, come riportato dal quotidiano Hürriyet.
La statistica ha già dato la sua risposta: il decennio più caldo mai registrato, un 2024 oltre la soglia di 1,5 gradi, ondate di calore con un’intensità senza precedenti almeno dal 1950. La domanda che resta aperta è un’altra: quante estati da record servono perché la politica tratti il caldo come un’emergenza strutturale? Non è più una questione di gradi. È una questione di quante estati possiamo ancora chiamare eccezionali prima che il conto arrivi a scadenza. E il conto, per la Turchia come per il resto d’Europa, è già arrivato.




