Sette milioni di persone muoiono ogni anno a causa dell’aria inquinata, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità. Eppure ridurre l’inquinamento da aerosol sta accelerando il riscaldamento del pianeta. A fine luglio il Daily Telegraph ha colto soltanto metà di questo paradosso, pubblicando un titolo che attribuiva le ondate di calore alla riduzione dell’inquinamento: «Heatwaves caused by fall in pollution». La ricerca non diceva questo. Lo spiega il factcheck pubblicato da Carbon Brief, che ha ricostruito il cortocircuito tra titolo, studio e realtà fisica.
Il titolo che ha invertito le cause
Lo scorso 22 luglio il Daily Telegraph ha raccontato un nuovo studio con un titolo che ribaltava il rapporto tra inquinamento e ondate di calore: non una conseguenza, ma una causa. Il problema è che lo studio, pubblicato su Geophysical Research Letters, esamina il ruolo dell’inquinamento atmosferico e il suo effetto sui modelli di circolazione atmosferica: non attribuisce la nascita delle ondate di calore alla riduzione dell’inquinamento. Come ha spiegato il professor Erich Fischer, «le ondate di calore sono causate da sistemi di alta pressione e sono ora molto più frequenti e intense perché si verificano in un clima molto più caldo di cento anni fa, a causa del riscaldamento indotto dai gas serra». La riduzione dell’inquinamento è un intervento sulla salute pubblica, non l’innesco delle temperature estreme.
C’è poi il tentativo di tirare in ballo il Protocollo di Montreal, come se la legislazione sull’aria pulita fosse un errore climatico. Non è così: il professor Bjørn Samset ha ricordato che il Protocollo «non riguardava l’inquinamento atmosferico» ma i gas che riducono l’ozono, e che in molti paesi europei la legislazione sull’aria pulita era già in vigore quando fu firmato, nel 1987. Il titolo del Telegraph ha invertito le cause. Eppure, sotto quel titolo sbagliato, c’è un paradosso fisico reale che merita di essere capito.
Aria pulita, clima più caldo: il paradosso degli aerosol
Per decenni gli aerosol di solfato emessi da centrali a carbone e ciminiere hanno agito come un dimmer sulla luce solare sopra l’Europa: particelle che riflettono parte della radiazione e raffreddano la superficie. Rimuoverle ha un costo climatico. La riduzione delle emissioni di aerosol, pur avendo un impatto positivo sulla salute pubblica, ha contribuito ad accelerare il riscaldamento negli ultimi anni, come spiega lo Science Media Centre spagnolo. Il meccanismo è noto da tempo: gli aerosol mascherano una parte del riscaldamento prodotto dai gas serra. Quando il dimmer si attenua, il riscaldamento emerge con più forza.
Lo si è visto con le regole sullo zolfo nei carburanti marini. Ridurre il contenuto di zolfo ha indebolito l’effetto di mascheramento, dando di fatto una spinta al riscaldamento globale, come ricostruito da un’analisi di Carbon Brief. Non è una ragione per tornare indietro: sette milioni di morti premature all’anno sono un prezzo che nessuna politica climatica può accettare di pagare. Ma è il motivo per cui un titolo come quello del Telegraph può sembrare plausibile a chi cerca una spiegazione semplice. Ed è anche il motivo per cui chi nega la crisi climatica ha trovato in questo paradosso una leva politica.
I 26,7 milioni della negazione
La confusione non è gratuita. Ha un prezzo e dei beneficiari. Reform UK, il partito di Nigel Farage, ha ricevuto quasi 26,7 milioni di sterline da negazionisti climatici e interessi legati ai combustibili fossili dalla sua fondazione come Brexit Party nel 2019, secondo i dati raccolti da DeSmog. Circa tre quarti del reddito totale del partito — 36 milioni di sterline — proviene da quella rete. Il salto logico è servito: se l’aria pulita riscalda il clima, allora ridurre l’inquinamento è un errore, e se è un errore, il Net Zero è inutile o dannoso.
Il messaggio corre già sui social. Richard Tice ha scritto in un post su X: «We are not in climate emergency; nor is there a climate crisis» — non siamo in un’emergenza climatica, non esiste una crisi climatica — e aggiunge che «Net Zero non fermerà il cambiamento climatico; lo ammette anche l’IPCC». Peccato che il paradosso degli aerosol non dica nulla di tutto questo: dice che tagliare l’inquinamento senza tagliare i gas serra accelera il riscaldamento. Non che i gas serra non c’entrino. Anzi: ne sono esattamente la causa. La prossima ondata di calore non distinguerà tra chi ha letto il titolo sbagliato e chi no. Resta aperto come evitare che la pulizia dell’aria diventi l’alibi per rimandare il taglio dei gas serra, e come le democrazie potranno conciliare due obiettivi che la fisica rende più difficili da inseguire insieme.




