A circa due mesi dai prelievi di luglio 2026, la fotografia scattata dalla Goletta dei Laghi di Legambiente si legge più come una mappa dell’infrastruttura che manca che come una classifica di inquinamento. Su 24 punti campionati nei laghi del Lazio, 18 — il 75% — rientrano nei limiti di legge, mentre 5 sono risultati “fortemente inquinati” e uno “inquinato”, secondo i dati diffusi da Legambiente. E il Lago Albano, ricorda sempre Legambiente, ha perso negli anni oltre 45 milioni di metri cubi d’acqua, abbassandosi di oltre 6 metri. Non è una notizia fresca: è una mappa che resta attuale.
Il dettaglio che fa la differenza: coliformi fecali alla foce
Il discrimine tecnico tra un punto nei limiti e uno fuori non è il numero assoluto di campioni superati, ma cosa arriva alla foce. Tutti e 3 i punti analizzati nel Lago di Sabaudia sono risultati “fortemente inquinati” a causa dell’immissione di canali e fossi caratterizzati da scarichi non depurati, come spiega Legambiente. Nel Lago di Fogliano, il punto di campionamento alla foce del canale su Strada Litoranea 6260, in località Cicerchia a Latina, è risultato “fortemente inquinato”. E non è una novità: risulta critico dal 2018, con le sole eccezioni del 2021 e del 2024.
Sempre secondo Legambiente, il resto del quadro è positivo: nei laghi di Bracciano, Albano, Canterno, Turano e Salto tutti i punti monitorati sono risultati entro i limiti di legge, e nel Lago di Vico e nel Lago di Bolsena 5 campioni su 6 hanno superato le analisi, con un solo punto inquinato alla foce del fosso lungo Viale Cadorna. Già a luglio 2018, su 6 prelievi nei laghi pontini costieri, 4 punti risultavano fuori dai limiti per presenza di organismi microbiologici di origine fecale. Perché proprio Sabaudia e Fogliano restano critici? La risposta non sta nella chimica dell’acqua, ma nella rete che non c’è.
Parchi senza depurazione: il paradosso strutturale
Se alcuni punti restano fuori dai limiti da anni, la spiegazione è infrastrutturale. A pesare è l’assenza di interventi definitivi per completare le condotte fognarie nei comuni di Monte San Biagio e Fondi e per la depurazione delle acque reflue, un gap già segnalato nel 2023 che continua a condizionare questi luoghi, ricompresi peraltro in parchi regionali e nazionali. Qui sta il paradosso: aree formalmente protette convivono con fognature incomplete e reflui non depurati.
Il punto di Fogliano è il caso di studio. La foce del canale su Strada Litoranea 6260 è critica dal 2018, con le sole pause del 2021 e del 2024: un monitoraggio che si ripete e che, anno dopo anno, ripropone lo stesso risultato non racconta un problema episodico ma un’infrastruttura che manca. I coliformi fecali sono un tracciante: misurano la distanza tra la rete fognaria che esiste e quella che servirebbe. La loro presenza indica contaminazione di origine fecale, e per un lago balneabile o ittico vale più di qualsiasi parametro generico. Non servono analisi più fini per capirlo: servono condotte e collettori che oggi non ci sono.
Se il quadro è noto da anni, cosa manca davvero per chiudere il cerchio tra monitoraggio e gestione? La risposta non è nei campionamenti ma nei cantieri. Finché non si completano i tratti mancanti a monte, i punti alla foce continueranno a superare i limiti microbiologici a ogni prelievo, indipendentemente dalla stagione.
Green economy o interventi definitivi: a che punto siamo davvero
Il monitoraggio serve a poco se non si traduce in opere. Per Legambiente, completare la depurazione e le fognature è la condizione per generare green economy e sviluppo sostenibile in questi luoghi: turismo lacustre, pesca, balneazione e attività ricreative dipendono dalla qualità microbiologica dell’acqua. Non è un auspicio generico ma un progetto infrastrutturale con una lista di lavori precisa: portare a termine le condotte nei comuni di Monte San Biagio e Fondi e i relativi impianti di trattamento delle acque reflue.
Qui entra il trade-off concreto per chi installa e gestisce: ogni stagione di ritardo sui cantieri si traduce in campionamenti che ripropongono gli stessi superamenti, e in territori che non riescono a valorizzare un patrimonio naturale protetto. Non è una sentenza definitiva, ma una lista di lavori che resta aperta.
Senza completare condotte e depurazione, i coliformi fecali continueranno a ripresentarsi a ogni campionamento. La green economy per questi luoghi non è un auspicio: è un progetto infrastrutturale.




