Il piano del 2014 per sostituire le condotte entro il 2039 costerà 42 miliardi.
Più del doppio del Big Dig di Boston, il progetto autostradale più costoso nella storia degli Stati Uniti: a tanto ammonta il costo complessivo del Gas System Enhancement Program (GSEP) del Massachusetts, come ricostruito da Canary Media. Il programma è nato nel 2014 con una promessa tecnica precisa: accelerare la sostituzione delle infrastrutture di distribuzione del gas che perdono. Oggi il totale è previsto superare i 42 miliardi di dollari.
Un conto più salato del Big Dig
Il GSEP nasce nel 2014, quando il Massachusetts ha creato il programma per consentire alle sei società di distribuzione del gas naturale di proprietà di investitori di accelerare la sostituzione delle infrastrutture che perdono entro il 2039. L’obiettivo dichiarato era chiaro: eliminare le perdite dalle condotte entro un orizzonte temporale definito, un intervento di lunga durata che coinvolge sei operatori del gas naturale attivi nello stato. Il 2039 non è una data simbolica: indica un piano di lavori distribuito su oltre due decenni, con costi che si accumulano anno dopo anno. Il programma non è un singolo cantiere, ma un piano strutturale che tocca l’intera rete di distribuzione del gas dello stato.
Il costo complessivo, però, ha superato ogni previsione: supera i 42 miliardi di dollari. Per dare un’idea della scala, è più del doppio del costo del Big Dig di Boston, il progetto autostradale più costoso nella storia degli Stati Uniti. Se il totale supera i 42 miliardi, la domanda successiva è inevitabile: dove finiscono questi miliardi? La risposta arriva confrontando i costi annuali del programma e il loro impatto sulle bollette dei clienti.
Da 292 a 817 milioni: il conto sale in bolletta
Nel 2015 il programma costava 292 milioni di dollari. Il budget proposto per il 2026 è di 817 milioni. L’aumento mostra una traiettoria di crescita netta, con un costo annuale che in undici anni è salito da 292 a 817 milioni di dollari. Il peso reale per chi paga è misurabile: il GSEP rappresenta circa l’8-11% della bolletta mensile dei clienti. In pratica, per ogni 100 dollari di bolletta, tra 8 e 11 dollari sono destinati al programma di sostituzione delle condotte. Non è una quota marginale: si tratta di un costo che si aggiunge al prezzo dell’energia e che incide in modo stabile sulle famiglie.
Con un’incidenza compresa tra l’8 e l’11% sulla bolletta, la necessità di un freno diventa concreta. Esistono riforme capaci di limitare i lavori? Il Maryland ha provato a introdurle.
STRIDE: un freno che non frena
Il General Assembly del Maryland ha approvato la riforma STRIDE per limitare i lavori di sostituzione delle infrastrutture del gas che fanno aumentare le tariffe utility. La legge NGEA ha modificato la normativa STRIDE del Maryland, imponendo alle utility di dimostrare che i progetti di sostituzione delle condotte offrano benefici per i clienti, siano costo-efficaci e considerino alternative prima di qualificarsi per il recupero accelerato dei costi. Il meccanismo del recupero accelerato dei costi è il punto chiave: è quello che consente alle utility di trasferire rapidamente le spese sulle tariffe degli utenti. La riforma punta a spostare l’onere della prova sulle utility: prima di ottenere il recupero accelerato, devono dimostrare che i progetti siano effettivamente vantaggiosi per i clienti.
Tuttavia, è arrivato anche un avvertimento netto: le riforme non hanno avuto “alcun impatto significativo”. Il rischio è che i nuovi criteri restino sulla carta, senza cambiare la traiettoria dei programmi di sostituzione delle reti gas. Resta aperta la domanda: basterà imporre benefici per i clienti e considerare alternative, o il GSEP continuerà a correre? Senza una verifica reale di costi, benefici e alternative, anche le riforme rischiano di restare sulla carta mentre i programmi di sostituzione delle reti gas continuano a pesare sulle bollette.




