Il rapporto parlamentare congolese ha accusato l’azienda di aver ripulito il sito prima dell’ispezione, sollevando dubbi sul valore delle verifiche

La cifra che Perenco mette in vetrina è precisa: secondo la ricostruzione pubblicata da Mongabay lo scorso luglio, dal 2021 un progetto aziendale ha portato allo spegnimento permanente di 220 torce e alla bonifica dei siti nelle aree di Kinkasi e Kitombe. La cifra che invece arriva dal campo è un’altra: lo scorso maggio, i residenti di Kitombe hanno bloccato le strade di accesso agli impianti dell’azienda petrolifera franco-britannica, paralizzando temporaneamente le operazioni nel campo petrolifero meridionale della Repubblica Democratica del Congo.

In mezzo c’è una domanda che non riguarda solo chi vive vicino a un impianto petrolifero: come si concilia la bonifica annunciata con 167 episodi di inquinamento documentati in quindici anni da un’indagine indipendente?

Il paradosso della bonifica: pulito per chi?

La sequenza dei fatti non è gentile con la versione aziendale. Il 12 aprile 2025, un rilascio di gas tossici dall’impianto di stoccaggio di petrolio greggio costruito nel villaggio di Kitombe ha provocato problemi respiratori, vertigini e diarrea tra i residenti. Benoît Packera, abitante della zona, ha raccontato: “C’era un odore estremamente cattivo e molto forte, come di uova marce. Ho tossito molto e mi veniva da vomitare.”

Un mese dopo, nel maggio 2025, una delegazione di parlamentari congolesi ha visitato le strutture di Perenco: ha stabilito che l’acqua del sito non è potabile, che il suolo è danneggiato al punto da non essere più fertile e che l’inquinamento ha portato alla progressiva scomparsa della biodiversità, secondo un’inchiesta pubblicata da Disclose. Il dettaglio più scomodo, però, è arrivato con il rapporto parlamentare del giugno 2025: Perenco “si è presa la libertà di pulire il sito prima della visita degli ispettori” per nascondere le conseguenze dell’incidente.

È qui che l’annuncio si separa dalla verifica. Una cosa è dichiarare un target — 220 torce spente, siti bonificati —, un’altra è dimostrare che quel target corrisponda a ciò che respira chi vive a poche decine di metri dagli impianti. Se il sito è stato ripulito prima dell’ispezione, qual è il valore dei prossimi controlli? La bonifica smette di essere un fatto e diventa un oggetto opaco, che può essere presentato agli ispettori ma non necessariamente vissuto dagli abitanti.

Numeri che non si lasciano ripulire

Dietro la bonifica di facciata restano i numeri che nessuna pulizia preventiva può cancellare. Già nel 2022, un’indagine transfrontaliera di Investigate Europe aveva documentato 167 episodi di inquinamento in quindici anni, collegati alle attività di Perenco. È la dimensione storica del problema: non un incidente isolato, ma una sequenza lunga un decennio e mezzo.

A fine luglio, il rapporto pubblicato da Human Rights Watch ha aggiunto la dimensione fisica del rischio: l’organizzazione ha rilevato che Perenco effettua il flaring del gas e la combustione di rifiuti in cinque siti di stoccaggio e lavorazione del petrolio vicini a comunità residenziali, contribuendo a una cattiva qualità dell’aria e creando rischi per la salute. In una località, il flaring è avvenuto a meno di 80 metri dalle abitazioni.

C’è poi un terzo numero, che riguarda la capacità di controllo dello Stato. Il governo congolese ha commissionato nel dicembre 2024 una verifica ambientale delle operazioni di Perenco: a distanza di mesi, gli esiti non sono ancora noti. Cosa dirà quella verifica? E soprattutto: chi la condurrà, e con quale accesso ai siti? Se il precedente del 2025 insegna qualcosa, è che il momento dell’ispezione conta tanto quanto l’ispezione stessa.

Il tribunale, la torcia e gli 80 metri

Mentre si attende la verifica, un altro fronte si è aperto nelle aule di tribunale. In una decisione dello scorso giugno, il tribunale di Parigi ha dichiarato che i rischi e gli impatti legati al clima a cui un’azienda può contribuire attraverso le sue attività rientrano nell’ambito della legge francese del 2017 sul dovere di vigilanza per le società madri e le società committenti, come riportato in un articolo del Guardian.

È un principio che allarga il perimetro della responsabilità: ciò che accade a migliaia di chilometri dalla sede legale può diventare una questione giudiziaria francese. Perenco, dal canto suo, ha pubblicato una risposta ufficiale all’articolo di Le Monde che raccontava la nuova protesta dei residenti congolesi. Ma la distanza tra un comunicato e una verifica ambientale indipendente resta, per ora, la stessa che separa una torcia accesa da un villaggio.

La vera posta in gioco, alla fine, non è quante torce siano state spente. È se qualcuno verificherà davvero l’aria che respirano le persone che vivono a meno di 80 metri dalle fiamme.