Gara per gli ulivi monumentali in due lotti, basata su un nuovo strumento giuridico già usato a Pompei.

Il 14 agosto scorso, alle 23:59, è scaduto il termine per presentare le offerte per la gestione dell’uliveto monumentale di Villa Adriana: quasi 3.000 piante, alcune radicate nel XVIII secolo e un esemplare, l’Albero Bello, che risale al XIII. A fine giugno, su iniziativa del direttore dell’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este, Alberto Samonà, era stato pubblicato un avviso pubblico per l’attivazione di un Partenariato Speciale Pubblico-Privato, finalizzato alla gestione e alla valorizzazione dell’intero comparto produttivo dei siti storici dell’Istituto. Un bando per decidere chi raccoglierà i frutti di un patrimonio che non è soltanto agricolo.

Il bando e la scadenza

L’oggetto della gara è diviso in due lotti. Il primo è dedicato alla gestione del monumentale uliveto di Villa Adriana, la componente più imponente del progetto, definita nell’avviso «un tesoro verde che vanta quasi 3.000 esemplari». Il secondo comprende «un affascinante mosaico di tradizioni e biodiversità» che abbraccia tutti i siti dell’Istituto. Il termine per la presentazione delle offerte è stato prorogato al 14 agosto 2026, ore 23:59. La scadenza è ormai alle spalle, e resta da capire se qualcuno si sia fatto avanti o se la gara sia andata deserta. Prima, però, viene una domanda più semplice: perché un uliveto monumentale pubblico dovrebbe avere bisogno di un partner privato?

Radici antiche, marchio recente

Per capire cosa c’è in palio basta guardare le radici. Gli ulivi di Villa Adriana risalgono per lo più al XVIII secolo. L’Albero Bello, esemplare monumentale che si inserisce nel percorso di visita, risale addirittura al XIII secolo. Non è una semplice coltivazione: è un paesaggio storico cresciuto dentro il perimetro di una villa imperiale, dove il valore agricolo si somma a quello archeologico e simbolico. Il bando, in fondo, decide chi avrà il diritto di raccogliere quei frutti e di trasformarli in un prodotto da vendere al pubblico.

La valorizzazione economica, del resto, non parte da zero. Già nell’aprile 2022 le VILLAE avevano ottenuto il marchio Igp-Olio di Roma, presentato venerdì 8 aprile nell’ambito di un progetto di valorizzazione avviato in partnership con Unaprol e Coldiretti Lazio. Quel primo passo aveva messo il nome di Villa Adriana su una bottiglia d’olio. Il bando di quest’estate prova a trasformare quell’operazione di immagine in una gestione strutturata: un partner, una convenzione, obblighi, ricavi. Ma lo strumento scelto per arrivarci è ancora quasi inesplorato.

Il partenariato speciale e l’ombra di Pompei

Lo strumento giuridico a cui si affida la gara non è nuovo solo per l’uliveto. Il Partenariato Speciale Pubblico-Privato per i beni culturali è disciplinato dall’articolo 134, comma 2, del decreto legislativo 36/2023 e dall’articolo 89, comma 17, del decreto legislativo 117/2017. Le linee guida in materia di Partenariato Speciale Pubblico-Privato per gli istituti e i luoghi della cultura sono state redatte a cura del Dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale del MiC ed emanate già nell’agosto 2025. Come ha osservato Agenzia CULT, vanno a regolare e a incentivare questo strumento previsto dal Codice dei contratti pubblici, ma è «sicuramente ancora poco utilizzato». In parole povere: la norma esiste dal 2023, le linee guida da un anno. Le applicazioni concrete restano rare.

Il precedente a cui guardare è Pompei. Negli scavi dell’area archeologica si produce e vende da circa vent’anni un vino a marchio proprio, il «Villa dei Misteri», ottenuto dai vigneti interni agli scavi in collaborazione con la cantina Mastroberardino. La XX edizione della vendemmia risale al 30 ottobre 2019, quando nei vigneti dell’area archeologica si è tenuto il tradizionale taglio delle uve che ha dato inizio alla raccolta. Due decenni che hanno dimostrato come un sito archeologico possa ospitare una filiera produttiva senza perdere la propria natura, ricavandone un ritorno economico e di immagine. Ma Pompei ha avuto il tempo di consolidarsi. Villa Adriana è ancora alla prima gara: la differenza tra un annuncio e una prassi assodata sta tutta in questi vent’anni.

La scadenza del 14 agosto è passata. Ora si apre la vera prova: vedere se il partenariato speciale saprà raccogliere i frutti di un patrimonio radicato da secoli, o se resterà soltanto un bando estivo. L’annuncio di giugno prometteva che tornerà l’olio di Villa Adriana. Toccherà verificare se qualcuno ha risposto, e con quali risorse e con quali tempi intende farlo davvero.