La soglia geografica esclude le rotte più lunghe, lasciando il regime CORSIA come rete di sicurezza insufficiente
Cinquemila chilometri. È la distanza dal «più grande aeroporto nel centro geografico dell’Unione» che, secondo la proposta della Commissione del 17 luglio scorso, deciderà quali voli dovranno pagare le quote ETS dal 2029 — e quali resteranno fuori. Un compromesso tecnico-politico che espone la tensione irrisolta tra l’ambizione climatica di Bruxelles e la competitività del trasporto aereo: l’espansione c’è, ma si ferma esattamente sulla soglia più comoda.
La linea del compromesso: 5.000 km
Prima ancora della politica, serve capire il meccanismo. La proposta del 17 luglio — presentata come revisione mirata del sistema di scambio di quote per rafforzare la competitività industriale europea e sostenere l’obiettivo climatico dell’UE per il 2040 — estende l’obbligo di restituire quote a tutti i voli in partenza dallo Spazio economico europeo (SEE) che atterrano in Paesi terzi entro 5.000 chilometri dal «più grande aeroporto nel centro geografico dell’Unione». Dal 2029.
Non è un’espansione qualsiasi. L’ETS per l’aviazione a piena portata era stato concordato nel 2008 ma non è mai stato applicato alle rotte internazionali. Già nel 2012 la Commissione europea propose di rinviare l’obbligo di restituire le quote per i voli in entrata e in uscita dall’Europa fino a dopo l’Assemblea generale ICAO del 2013. Da allora la sospensione temporanea nota come «stop-the-clock» è rimasta in vigore: scadrà il 31 dicembre 2026. A riportare la questione sul tavolo è una constatazione tecnica: la valutazione d’impatto della Commissione ha rilevato che il regime CORSIA dell’ICAO non è ancora sufficientemente robusto.
Il paradosso è evidente: è un’espansione che non tocca il lungo raggio. I voli oltre i 5.000 chilometri restano fuori dal perimetro. Ma perché proprio quella soglia e non tutti i voli? La risposta sta nelle pressioni competitive.
Chi tifa per l’ETS (e chi lo ha già mollato)
Dietro la scelta della Commissione non c’è solo geografia: c’è un campo di battaglia tra vettori e aeroporti, con un ribaltamento delle posizioni che merita attenzione. easyJet e Ryanair, che in passato avevano sostenuto l’estensione dell’ETS a tutti i voli in partenza dal SEE, non l’hanno appoggiata nel 2025. Ryanair ha addirittura spinto per indebolire il sistema, sostenendo l’esclusione dei voli intra-EEA.
Il fronte dell’estensione piena, nel frattempo, si è ridotto a un piccolo gruppo di attori: l’aeroporto di Schiphol, Wizz Air, la coalizione SASHA e SkyNRG hanno continuato a sostenere l’estensione dell’ETS a tutti i voli in partenza. È un rovesciamento di fronte significativo: i vettori low-cost, che un tempo vedevano nell’ETS uno strumento di pressione sui concorrenti di rete, ora lo percepiscono come un costo. Gli aeroporti, al contrario, lo difendono come leva di decarbonizzazione.
Il compromesso dei 5.000 chilometri lascia insoddisfatti entrambi gli schieramenti. I sostenitori dell’estensione piena lo considerano un passo incompleto; gli oppositori lo leggono come un nuovo onere su una parte precisa delle operazioni — quella che più si sovrappone alla concorrenza diretta dei vettori europei. Resta da chiedersi cosa significhi, nei bilanci e nelle rotte, questa mezza estensione.
Dal 2029, sul campo
A quasi due mesi dalla proposta, la domanda per chi installa o gestisce è concreta: cosa cambia davvero dal 2029? Per chi opera nel medio raggio scatterà l’obbligo di restituire quote per le emissioni dei voli che rientrano nella soglia dei 5.000 chilometri. Non è un dettaglio contabile: la guerra in Iran ha portato a un raddoppio dei prezzi del kerosene e alla cancellazione di migliaia di voli, e ogni costo aggiuntivo arriva su un margine già compresso.
Il nodo, però, resta la quota di emissioni che nessuna tecnologia oggi prevedibile è in grado di eliminare. Secondo IATA, almeno il 20% delle emissioni del settore non può essere evitato con il portafoglio tecnologico attualmente disponibile. Se almeno un quinto delle emissioni non è evitabile con la tecnologia prevedibile, che valore ha un sistema che lascia fuori proprio le rotte più lunghe?
La mezza estensione dell’ETS non chiude il capitolo delle emissioni a lungo raggio e lascia il CORSIA come rete di sicurezza insufficiente. Per chi opera nel medio raggio, però, il 2029 non è lontano: prepararsi a pagare quote su quelle rotte è il trade-off concreto di un compromesso che scontenta quasi tutti.




