Sperimentazione: uova fertili giù dell’88%, dengue autoctona in Italia nel 2024 supera il totale europeo del decennio.

Un milione e seicentomila zanzare liberate per fermare le zanzare. A quasi due mesi dall’annuncio dello scorso luglio, il paradosso della Tecnica del Maschio Incompatibile non è più una curiosità da laboratorio: secondo i dati pubblicati dal Centro Ricerche ENEA Casaccia, la capacità riproduttiva della zanzara tigre è stata ridotta di circa il 90 per cento. La cifra è netta, ma il modo in cui è stata ottenuta merita di essere guardato da vicino prima di trasformarla in una promessa.

Novanta per cento: il verdetto del Casaccia

Nei 53 ettari all’interno del campus del Centro Ricerche ENEA Casaccia, selezionato per le sue caratteristiche ambientali e per la sua rappresentatività come contesto periurbano del Centro-Italia, tra fine luglio e fine ottobre 2025 sono stati rilasciati circa 1,6 milioni di maschi incompatibili. Il problema che la campagna cercava di aggredire era preciso: non il fastidio delle punture, ma la capacità della specie di produrre uova fertili destinate a superare l’inverno. Lì la sperimentazione ha abbattuto questo parametro dell’88 per cento rispetto al controllo. Il dato più concreto arriva però dalle ovitrappole: la soglia di riferimento di 100 uova per trappola, indicata in letteratura come valore di attenzione quando circolano virus trasmessi da zanzare, è stata superata solo in 2 campionamenti su 16 nell’area trattata, contro 12 su 16 nell’area di controllo della Sapienza e 14 su 16 nell’ENEA 2024.

Non è una scoperta improvvisa. L’ENEA si occupa da quasi due decenni di strategie innovative per il controllo degli insetti vettori attraverso lo sfruttamento del batterio Wolbachia. Nell’ultimo quinquennio, la maturità di questa biotecnologia ha consentito di arrivare alla sperimentazione in campo aperto e al trasferimento tecnologico alle imprese con risultati che, secondo l’agenzia, lasciano ampie prospettive per un impiego su larga scala. Insomma, il numero del 90 per cento arriva dopo un lungo rodaggio. Resta da capire che cosa succede fuori dal recinto.

L’Italia nell’onda della dengue: perché quei numeri contano

Fuori dal recinto del Casaccia il quadro cambia. La zanzara tigre non è più solo un fastidio estivo: è il vettore di un’epidemia che in Europa ha appena segnato i suoi record. Nel 2023 nell’Unione europea e nello Spazio economico europeo sono stati segnalati 130 casi di dengue acquisiti localmente, e 71 nel 2022; nel decennio 2010-2021 il totale era stato di 73 casi nell’intero periodo. Il salto è tale che i 213 casi autoctoni registrati dall’Italia nel solo 2024, il suo anno record, superano da soli il cumulo europeo di dieci anni. La concentrazione geografica racconta un’emergenza già domestica: 146 casi nelle Marche, legati al focolaio di Fano del 2024, 36 in Emilia-Romagna e 12 in Lombardia.

Qui sta il punto. La Tecnica del Maschio Incompatibile non è fine a se stessa: serve a spezzare il ciclo delle uova destinate a superare l’inverno, cioè a ridurre la popolazione della primavera successiva. Se funziona al Casaccia ma non viene adottata dove la dengue circola, il dato resta un dato. E la domanda diventa: con quali risorse e con che tempi si passa dai 53 ettari del campus a un intervento su scala territoriale? La risposta, a quasi un anno dalla fine della campagna, non è ancora arrivata.

La gara delle zanzare: Wolbachia, Google e l’incognita italiana

Se l’emergenza è chiara, lo è meno la strada per affrontarla. Sul tavolo non c’è solo l’IIT dell’ENEA. A Singapore, secondo il Guardian, Debug ha ottenuto una soppressione dell’80-90% di Aedes aegypti e un calo di oltre il 70 per cento dei casi di dengue. In Indonesia, uno studio randomizzato controllato a Yogyakarta ha mostrato una riduzione del 77% dei casi di dengue e dell’86% delle ospedalizzazioni nelle aree trattate con Wolbachia. E Oxitec ha sviluppato zanzare Aedes aegypti geneticamente modificate (OX5034) destinate a ridurre la popolazione locale.

Non sono esperimenti sovrapponibili: Oxitec ha lavorato su Aedes aegypti, non sulla zanzara tigre Aedes albopictus al centro della campagna ENEA. Ma il quadro complessivo è questo: mentre altrove la biotecnologia è già stata testata in campo aperto e, in alcuni casi, integrata in programmi di controllo, l’Italia dispone di un risultato solido ma ancora confinato nei 53 ettari del Casaccia. La scelta, a questo punto, non è più tecnica: è politica.

La tecnica del maschio incompatibile ha dimostrato di saper spezzare il ciclo della zanzara tigre. Ora la domanda è un’altra: per chi vive nelle Marche, in Emilia-Romagna o in Lombardia, la prossima stagione delle zanzare non sarà un esperimento, ma il momento in cui si deciderà se il 90 per cento del Casaccia diventerà una strategia o resterà un dato.