La tassa grava sulle batterie al litio mature, mentre sodio e stato solido restano esenti fino al 2028.
Una tassa a due velocità
Accanto alla rampa di tassazione c’è una corsia preferenziale. Dal 1° settembre 2026 al 31 dicembre 2028, le batterie agli ioni di sodio, le batterie a stato solido e le batterie a combustibile sono esenti dall’imposta sui consumi. La stessa esenzione vale per alcune batterie fotovoltaiche specifiche: quelle al calcio-titanio, quelle a strati e quelle all’arseniuro di gallio. Tradotto: si tassa ciò che è già maturo e prodotto su larga scala, si esenta ciò che è ancora in laboratorio o in fase di prima industrializzazione. Il quadro è vincolante, non un annuncio: resta da capire chi pagherà davvero il conto.
Chi vince e chi perde
Il peso più diretto ricade sui produttori di batterie al litio e, a valle, sui costruttori di veicoli elettrici. Con l’entrata in vigore dell’imposta si chiude un’esenzione fiscale di 11 anni per le batterie agli ioni di litio: come segnalato a metà luglio da un’analisi del sito specializzato CnEVPost, questo può spingere al rialzo i costi per i produttori cinesi di veicoli elettrici. Un 2 per cento può sembrare poco, ma in un settore che compete sui volumi e su margini ridotti è un costo che qualcuno dovrà assorbire. E nel settembre del 2027 diventerà il doppio.
Dall’altra parte ci sono le tecnologie esenti. Le batterie agli ioni di sodio e a stato solido hanno ricevuto esenzioni fiscali mirate che, secondo la medesima analisi, conferiscono loro un chiaro vantaggio di costo. Il sodio non dipende dal litio, che la Cina importa in misura rilevante; lo stato solido promette densità energetiche superiori. A questi argomenti tecnici ora si aggiunge un differenziale fiscale.
L’effetto, sulla carta, è un doppio movimento: il litio diventa relativamente più caro e le alternative relativamente più economiche. Ma tra la carta e il mercato c’è di mezzo la produzione. La capacità produttiva, la maturità tecnica e le economie di scala sono ancora saldamente dalla parte del litio. Il vantaggio fiscale può orientare gli investimenti, ma non sostituisce la filiera: per anni le batterie agli ioni di sodio e quelle a stato solido sono state inseguite come alternative promettenti, e il fatto che ora godano di uno sconto fiscale non le rende automaticamente competitive. Resta da capire se i produttori sposteranno davvero capitali e capacità produttiva, o se il differenziale finirà semplicemente per essere assorbito in un mercato dove il litio continua a dominare.
La scommessa del 2028
Se il presente è già tassato e il futuro è esentato, il nodo è il tempo. Le esenzioni per sodio, stato solido e celle a combustibile scadono il 31 dicembre 2028: una finestra di poco più di due anni. Riusciranno le tecnologie emergenti a diventare competitive prima di allora? La domanda non è retorica, perché il vantaggio fiscale da solo non costruisce impianti né abbatte i costi di produzione. È una scadenza che mette pressione a chi punta su quelle tecnologie: o si scala prima del 2029, o si rientra nel perimetro tassato. E una volta scaduta l’esenzione, la logica della tassa a due velocità si richiude: anche il futuro, a quel punto, diventerà presente.
La Cina ha scelto di far pagare il presente della batteria per spingere il futuro. Resta da vedere se i produttori di batterie al litio assorbiranno il costo o lo scaricheranno sui prezzi, e se le tecnologie esenti riusciranno a uscire dai laboratori prima che l’esenzione scada.




