Formazione chiusa a luglio, ma a Grand Bahama danni al 77% e campionamento solo su tre isole.
Lo scorso 24 luglio, la FAO, in collaborazione con la Forestry Unit delle Bahamas, ha concluso un ciclo di formazione per l’Inventario Forestale Nazionale. La data conta: il 77 percento delle foreste di Grand Bahama e il 24 percento di quelle di Abaco erano già state danneggiate dall’uragano Dorian, secondo la Forestry Unit del Ministero dell’Ambiente e dell’Housing. L’addestramento su Android e sull’applicazione Silva Metricus arriva a tempesta passata. Si misura ciò che resta.
Un inventario che arriva a tempesta passata
La formazione si è svolta dal 17 al 24 luglio 2026, combinando una sessione virtuale con cinque giorni di istruzione intensiva e pratica sul campo. L’obiettivo dichiarato è modernizzare la raccolta dei dati forestali in tutte le Bahamas. Ma il paradosso è nei numeri: su Grand Bahama il danno arriva al 77 percento, su Abaco al 24. L’inventario nazionale parte quando una parte significativa del patrimonio forestale è già compromesso.
Non è solo una questione contabile. Un inventario serve a fotografare lo stato attuale, non a ricostruire il passato. Se la base di partenza è già stata erosa, la domanda diventa: questo sforzo servirà a proteggere ciò che resta o soltanto a documentare ciò che si è perso?
La posta in gioco: un sistema di monitoraggio che ancora non esiste
La risposta non è nella tecnologia, ma nella governance dei dati. La formazione rientra nel progetto finanziato dal Green Climate Fund (GCF), intitolato “Preparation of Strategic Framework to Reduce Deforestation and Forest Degradation in The Bahamas”, che punta a rafforzare i sistemi di monitoraggio forestale e a migliorare la disponibilità di dati affidabili per la gestione sostenibile e il reporting climatico. In concreto, la proposta dovrebbe contribuire all’istituzionalizzazione del sistema MRV — Misurazione, Reporting e Verifica — per le azioni climatiche sotto il LULUCF, il capitolo che include uso del suolo e foreste, e all’avanzamento della pianificazione dell’adattamento.
Senza un MRV istituzionalizzato, ogni rilevazione resta un esercizio isolato. I dati si raccolgono, ma se non entrano in un sistema stabile, confrontabile nel tempo e utilizzabile per decisioni pubbliche, rischiano di finire in un report e basta. Le Bahamas non stanno solo comprando tablet o formando tecnici: stanno tentando, con ritardo, di costruire l’architettura informativa che sarebbe servita prima della tempesta.
L’ambizione dichiarata è ampia. Secondo Danielle Hanek, il progetto è di importanza monumentale perché fornirà i dati necessari sulle risorse forestali nazionali in tutte le isole. La realtà del campionamento, però, è più ridotta: l’inventario raccoglierà informazioni biofisiche e socioeconomiche da unità di campionamento distribuite su Abaco, Acklins e Andros. Tre isole. Il divario tra l’annuncio e la copertura reale è il cuore del problema: si promette un quadro nazionale, si campiona su tre punti dell’arcipelago. E mentre le Bahamas preparano le schede su quelle isole, il confronto con chi ha già digitalizzato l’inventario diventa inevitabile.
La lezione della Gambia e la prossima scadenza
Il confronto non è soltanto tecnico. La Gambia, anch’essa sostenuta dalla FAO, ha digitalizzato il suo Inventario Forestale Nazionale nel 2025 usando la suite Open Foris Arena Mobile. Le Bahamas scelgono Silva Metricus e Android; il principio è identico: sostituire carta e tabelle con flussi digitali, ridurre gli errori, rendere i dati più rapidi e più precisi. Ma digitalizzare non significa decidere. La Gambia è un precedente utile proprio perché mostra ciò che è possibile. Quello che nessuna applicazione può garantire è che i numeri diventino politiche.
Resta aperta la domanda di fondo: le Bahamas useranno questi dati per decisioni vincolanti sulla gestione delle foreste, o l’intera operazione resterà un esercizio di formazione ben documentato? La vera prova non è il tablet. È se questi numeri cambieranno qualcosa prima del prossimo uragano.




