La riserva peruviana crolla da 5.000 a 300 esemplari: la pesca delle acciughe minaccia la catena alimentare costiera.
C’è un muro lungo un miglio, a Punta San Juan, costruito negli anni ’40 per proteggere le colonie di uccelli marini. A maggio 2026 proteggeva 300 pinguini: vent’anni fa erano più di 5.000 pinguini. E nel 2023, per la prima volta nella storia registrata, l’influenza aviaria e un evento El Niño hanno lasciato la penisola senza pinguini.
Il muro che protegge il vuoto
La riserva di Punta San Juan protegge la più grande colonia di pinguini di Humboldt del Perù. Non è un dettaglio: il crollo avviene dentro il perimetro che avrebbe dovuto preservarla. Il muro fu costruito negli anni ’40, dopo decenni di prelievo intenso: tra il 1840 e il 1870 il Perù raccolse ed esportò circa 12 milioni di tonnellate di guano verso l’Europa e il Nord America. La protezione, insomma, arriva dopo che la risorsa era già stata in parte consumata.
La matematica del collasso
I 300 esemplari di Punta San Juan non sono un’anomalia locale. Secondo l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, la specie è «vulnerabile» e la stima globale è di 23.800 individui. Sulla costa peruviana, tra il 2022 e il 2025, la popolazione di pinguini di Humboldt è diminuita di due terzi in 34 isole e penisole; alla Riserva Nazionale di Punta San Juan de Marcona, secondo le registrazioni degli scienziati, il numero di nidi si è dimezzato tra il 10 aprile e il 30 maggio 2026, passando da 190 a 94. Non è una fluttuazione stagionale: è un arretramento che continua da mesi, dopo un biennio già pesante.
Dietro i numeri c’è una pressione strutturale. La pesca peruviana di acciughe è la seconda più grande al mondo e le acciughe peruviane rappresentano il 30 per cento del commercio mondiale di farina di pesce. Quando si parla di pinguini di Humboldt, si parla di una specie che compete con un’industria globale per la stessa risorsa: il piccolo pesce pelagico su cui si regge la catena alimentare costiera.
Il precedente di Città del Capo
Se i numeri sono questi, la domanda è se la regolazione possa fare qualcosa. Il 18 marzo 2025, l’Alta Corte del Sudafrica ha ordinato zone di divieto di pesca di 10 anni attorno a sei colonie riproduttive di pinguino africano. La decisione è arrivata dopo un ricorso promosso da BirdLife South Africa e SANCCOB, ed è un atto vincolante, non un annuncio: ha imposto limiti per un decennio. Non riguarda il pinguino di Humboldt, ma indica una strada: mettere vincoli alla pesca in nome di una specie protetta.
Per il Perù la domanda resta aperta. La riserva di Punta San Juan ha un muro, un perimetro, decenni di protezione formale. Eppure la colonia è passata da più di 5.000 pinguini vent’anni fa a 300 nello scorso maggio, e nel 2023 la penisola era rimasta senza pinguini. Il precedente sudafricano mostra che una via regolatoria esiste; non mostra che il Perù abbia intenzione di seguirla. Se una riserva con un muro lungo un miglio e decenni di protezione non basta, la domanda non riguarda solo la biologia: riguarda cosa si è disposti a limitare, con quali controlli e in quali tempi, quando la specie protetta compete con la seconda pesca di acciughe del mondo. Per ora il muro c’è. La colonia, molto meno.




