L’ETS, dal 2005, guidi la riduzione delle emissioni del 90% entro il 2040 sui livelli 1990.
La cassetta degli attrezzi: Banca, Booster e fondi
Dal dettaglio della proposta emerge il cuore tecnico dell’operazione. La revisione introduce una nuova Banca per la Decarbonizzazione Industriale e un Investment Booster, insieme al continuo supporto dei fondi Innovation e Modernisation. Non è una riscrittura dell’architettura di mercato, ma un aggiornamento della meccanica: nuovi canali per indirizzare le risorse generate dalle quote verso progetti industriali. L’understatement, qui, è quasi un obbligo: prima di chiedersi se funzionerà, serve capire da dove arriva questo mercato e perché il 2040 è un banco di prova.
Dal 2005 al 2040: il test che non ammette rinvii
Istituito nel 2005, l’EU ETS è il primo sistema internazionale di scambio di emissioni al mondo ed è attualmente nella sua quarta fase, che copre il periodo 2021-2030. Il dato che carica di tensione la revisione è un altro: l’Unione ha un obiettivo giuridicamente vincolante di riduzione delle emissioni del 90% entro il 2040 rispetto ai livelli del 1990. Il contrasto è netto: un sistema nato come architettura sperimentale di scambio, il primo al mondo, si trova oggi a dover governare una traiettoria di riduzione molto più profonda. La quarta fase è già in corso; il salto verso il 2040 non ammette rinvii.
Per il WWF, la revisione del 17 luglio è il primo vero test dell’impegno dell’UE verso l’obiettivo climatico per il 2040. E il peso del sistema resta significativo: secondo l’International Carbon Action Partnership, già all’inizio del 2024 l’EU ETS era il più antico e di gran lunga il più grande dei 36 sistemi di scambio di quote di carbonio operativi nel mondo, che insieme coprivano il 18% delle emissioni globali. È anche il più antico sistema cap-and-trade in vigore e il più grande mercato del carbonio al mondo per volume e valore degli scambi.
La cassetta degli attrezzi ha senso solo dentro questa traiettoria. Resta da vedere come questi strumenti si tradurranno per chi sta in cantiere e per chi compete sui mercati globali.
Cosa cambia sul campo: CBAM, allocazione gratuita e la partita competitiva
La promessa, insomma, si gioca ora sul campo. La proposta del 17 luglio aggiorna la logica di competitività dell’ETS: protezione dalla rilocalizzazione delle emissioni di carbonio tramite allocazione gratuita e il CBAM. Per chi progetta e gestisce impianti, il trade-off diventa concreto: l’allocazione gratuita ha finora funzionato da scudo per i settori esposti alla concorrenza internazionale, ma ora va letta insieme al CBAM e ai nuovi strumenti di finanziamento. Quanto regge questo equilibrio se le risorse devono convergere su elettrolizzatori, cattura di CO2 e processi industriali a bassa emissione?
È qui che la revisione mostra i suoi limiti da testare: non basta introdurre una Banca o un Booster se poi la domanda di progetto non si traduce in impianti reali. La risposta arriverà solo quando i primi progetti industriali busseranno alla nuova Banca.
La revisione dell’ETS non è un traguardo ma un banco di prova: per chi progetta e gestisce impianti, il segnale è che il carbonio non sarà più solo un costo da subire, ma un mercato da usare. Il prossimo passo dipende dalla capacità dei nuovi strumenti di trasformare le quote in progetti reali.




