La segnalazione dei cittadini aiuta il monitoraggio delle specie aliene, ma non basta a prevenire i danni economici

Un pesce palla argenteo finisce nel secchio di un pescatore: all’apparenza una cattura curiosa, ma contiene tetrodotossina, che resta pericolosa anche dopo la cottura. È il caso che spiega perché una semplice foto, accompagnata dalla località, può valere più di un allarme ufficiale. È il principio della citizen science che la comunità scientifica promuove per il monitoraggio delle specie aliene nei mari italiani, come spiega la pagina dell’ISPRA dedicata alle specie aliene nei nostri mari.

La campagna va avanti dal 2022. A fine luglio, come si legge in un comunicato dell’ISPRA, l’istituto segnalava crescenti segnalazioni e catture di specie aliene nelle acque italiane, soprattutto del pesce scorpione (Pterois miles, il pesce leone). Eppure il punto non è solo avvistare: è trasformare una foto in un dato utilizzabile.

Il protocollo che trasforma un avvistamento in dato scientifico

Ma come si trasforma un avvistamento in un dato utile? Il protocollo è semplice. In caso di avvistamento o cattura di una specie aliena, si consiglia di fare una foto o un video, annotare la località e, se possibile, le coordinate geografiche, prendere nota delle caratteristiche dell’ambiente e di ogni altra osservazione utile. Ove possibile, si può congelare l’esemplare. Il tutto va inviato all’ISPRA all’indirizzo [email protected].

È un passaggio netto: senza località e immagine, un racconto resta aneddotico. Con località e immagine, diventa un dato che può alimentare mappe e serie storiche. Ma quali specie, esattamente, stiamo cercando di intercettare?

Tre specie, tre minacce diverse

Le segnalazioni in aumento non sono numeri astratti: dietro ci sono organismi con impatti molto diversi.

Il pesce leone (Pterois miles) è entrato attraverso il Canale di Suez ed è stato segnalato per la prima volta in Italia nel 2016. Secondo la scheda ISPRA sui quattro alieni invasivi, è una delle specie più invasive al mondo e ha colonizzato gran parte della costa atlantica occidentale causando gravi danni ecologici.

Il pesce palla argenteo (Lagocephalus sceleratus) è stato segnalato per la prima volta in Italia nel 2013. Come documenta una pubblicazione scientifica su PMC, contiene tetrodotossina ed è pericoloso da mangiare anche se cotto. Qui il rischio non è solo ecologico: è alimentare, perché la tossina resiste alla cottura.

Il granchio blu atlantico (Callinectes sapidus) ha invaso il Mare Adriatico settentrionale. Originario della costa orientale degli Stati Uniti, si adatta e si riproduce molto rapidamente, minacciando l’industria della vongola nel delta del Po, che normalmente produce circa 15.000 tonnellate di vongole all’anno. Il governo italiano ha stanziato quasi 3 milioni di euro per la cattura e lo smaltimento della specie, autorizzando i pescatori a catturarne il maggior numero possibile, come documenta un articolo di Nature.

Ma chi raccoglie e organizza queste segnalazioni? E quali sono i limiti?

A che punto siamo davvero: AlienFish e il paradosso del monitoraggio

Il progetto AlienFish, nato nel 2012 all’interno dell’Ente Fauna Marina Mediterranea, opera a livello nazionale e mira allo studio e al monitoraggio delle specie ittiche marine non indigene e rare, come descritto in una scheda del Museo di Storia Naturale della Maremma. È uno degli strumenti che può trasformare le segnalazioni dei cittadini in una base dati strutturata.

Qui sta il paradosso. Monitoriamo da anni, con AlienFish attivo dal 2012 e la campagna ISPRA dal 2022. Eppure il granchio blu ha comunque minacciato la venericoltura del delta del Po, al punto da richiedere un intervento governativo da quasi 3 milioni di euro. I dati raccolti sono arrivati, ma non sono bastati a evitare il danno economico. La citizen science avverte, però non decide da sola gli interventi di gestione.

Resta una domanda: la prossima specie aliena la intercetteremo in tempo? La citizen science è necessaria ma non sufficiente: la sfida è trasformare la segnalazione in intervento prima che il danno diventi irreversibile.