Accordo tra i due stati evita miliardi di danni, ma impone tagli ai prelievi dalle falde entro il 2036.

Tredici anni di battaglia legale per arrivare a un numero: 18.200 acri-piedi all’anno, con scadenza maggio 2036. Texas e New Mexico hanno trovato un’intesa sulla gestione del Rio Grande, chiudendo una causa davanti alla Corte Suprema degli Stati Uniti. Lo documenta il resoconto di Inside Climate News pubblicato a metà luglio. A spiegare il cuore dell’accordo è Ryan Serrano: il New Mexico ha dieci anni per ridurre il pompaggio delle acque sotterranee di 18.200 acri-piedi all’anno nel bacino compreso tra il serbatoio di Caballo e il confine con il Texas. È un taglio quantificato, rinviato nel tempo, che sposta la partita dal tribunale ai contatori dei pozzi.

La sentenza e il conto da pagare

Il dato da cui partire non è solo l’importo del taglio, ma la sua natura. Lo scorso maggio la Corte Suprema ha approvato l’intesa che chiude la disputa tra Texas e New Mexico sulle acque del Rio Grande. Secondo il National Agricultural Law Center, il testo definitivo della transazione è stato approvato nel maggio 2026. In cambio, il New Mexico si impegna a ridurre i pompaggi di 18.200 acri-piedi all’anno entro maggio 2036. Il numero sembra tecnico, ma funziona come un conto da pagare: una quantità precisa, una scadenza decennale e nessuna ambiguità sul fatto che il prelievo dalle falde debba scendere.

Dietro il numero c’è anche una quota che tocca gli agricoltori. Già nel luglio 2023, la raccomandazione dello Special Master indicava che gli agricoltori del New Mexico avrebbero ricevuto circa il 57 per cento dell’acqua del Rio Grande Project dal serbatoio di Elephant Butte. E stimava che la decisione avrebbe potuto lasciare ogni anno nel New Mexico decine di migliaia di acri-piedi aggiuntivi di consegne del Progetto. Tradotto: più acqua resta nello stato, ma a condizione che i pompaggi complessivi calino. È una compensazione parziale, non un regalo.

A tenere insieme i conti è la struttura stessa dell’accordo: non un divieto assoluto, ma un obiettivo di riduzione con dieci anni di tempo. Il punto è se quel tempo sia un impegno reale o un rinvio.

Agricoltori, contribuenti e nuovi arrivati

La risposta è scomoda. L’intesa evita al New Mexico miliardi di dollari di potenziale responsabilità e stabilisce un quadro di gestione di lungo periodo per comunità, aziende agricole e imprese del Lower Rio Grande Basin. Ma i benefici non si distribuiscono in modo uniforme: gli agricoltori si ritrovano con una quota definita, quel 57 per cento, mentre nuovi soggetti si affacciano sul mercato dell’acqua con esigenze molto diverse.

Il caso più visibile è Project Jupiter, sostenuto da Oracle e OpenAI: un data center iperscale da 1.400 acri nella contea di Doña Ana che, secondo la ricostruzione di NPR, ha acquistato diritti idrici esistenti da una fattoria di zolle a ovest di Sunland Park, nel New Mexico, per raffreddare i suoi server. Secondo i promotori del progetto, l’impianto opererà senza gravare sui servizi idrici né sulla rete elettrica, combinando infrastrutture digitali, energia in loco e raffreddamento avanzato ad alta efficienza idrica. È una promessa, non ancora una misurazione indipendente. Ma il segnale è chiaro: mentre l’agricoltura negozia la sua quota, chi ha bisogno di acqua per i data center compra diritti già esistenti e si presenta come un consumatore efficiente.

Il 2036 è lontano?

La domanda non è retorica. Il primo decreto di consenso proposto era stato respinto dalla Corte Suprema il 21 giugno 2024 con un voto di 5-4, perché avrebbe disposto delle rivendicazioni degli Stati Uniti nel Rio Grande Compact senza il loro consenso. Solo la versione negoziata con il governo federale, approvata lo scorso maggio, ha retto il vaglio. La storia dell’accordo, depositato già nel novembre 2022 tra New Mexico, Texas e Colorado e passato per la raccomandazione favorevole dello Special Master nel luglio 2023, dimostra che la firma di un decreto non garantisce la sua attuazione.

Il 2036 è la data in cui il taglio dei pompaggi da 18.200 acri-piedi all’anno deve essere completato. Dieci anni sembrano tanti, ma sono già in corso. E la partita non si gioca più solo tra stati: i conflitti locali sulla falda, le misurazioni dei pozzi e la sorveglianza sul consumo idrico diventeranno il campo di battaglia. Il fatto che un data center come Project Jupiter possa acquistare diritti idrici esistenti mentre l’agricoltura negozia quote fisse indica che l’acqua del bacino è ormai una risorsa contesa da attori con orizzonti temporali molto diversi.

Ora il campo di battaglia non è più l’aula della Corte Suprema, ma i contatori dei pozzi e i bacini di raffreddamento. Il 2036 non è una data: è un test.