La prima segnalazione non nativa risale al 2023 e ha spinto i ricercatori a creare un gruppo di monitoraggio
Nel 2023, il primo record non nativo di Ruditapes philippinarum sulla costa orientale e del Golfo degli Stati Uniti ha acceso un allarme tra i ricercatori. Non è una vongola qualsiasi: è la vongola Manila, nativa delle coste che vanno dalle isole Sakhalin della Russia fino al Giappone e alla Cina meridionale, e oggi vale un’industria globale da 7 miliardi di dollari all’anno. A segnalarlo, a metà luglio, era il resoconto di Fox Weather.
Il paradosso è netto: una specie dal precedente economico ingombrante compare per la prima volta fuori dal suo areale sul versante atlantico. La costa occidentale del Nord America la conosce da un secolo, invece. La vongola Manila raggiunse le acque di Samish Bay, nello stato di Washington, già nel 1924, portata dalle semine di ostrica del Pacifico, come documenta il database NEMESIS. In Canada l’introduzione fu altrettanto accidentale negli anni Trenta, con spedizioni di seme di ostrica del Pacifico, e il primo ritrovamento a Ladysmith Harbour, in British Columbia, risale al 1936, secondo il profilo della specie curato da Fisheries and Oceans Canada.
Una vongola da 7 miliardi, fuori dal suo areale
La domanda lasciata aperta dall’incipit è immediata: che cosa comporta l’arrivo di una specie così preziosa in un ambiente che non la conosce? Il valore da 7 miliardi di dollari all’anno non la rende innocua; al contrario, la rende un caso da seguire con attenzione. La storia della costa occidentale mostra che, una volta stabilita, questa vongola può diventare parte del paesaggio produttivo. Ma l’Atlantico non ha la stessa storia: qui il primo record non nativo risale al 2023, e i ricercatori si stanno muovendo per capire la portata dell’insediamento.
Ecologia di un invasore: competizione, ibridazione e monitoraggio
Per rispondere servono dati ecologici e prime reazioni. Secondo un’analisi di MIT Sea Grant, le vongole invasive possono superare in competizione i molluschi nativi, ibridarsi con specie simili e, quando le colonie diventano sufficientemente dense, modificare la comunità ecologica locale. Non si tratta però di una presenza priva di risvolti: gli stessi ricercatori ricordano che le vongole possono essere una ricca fonte di cibo per uccelli marini, granchi e altri animali come i procioni. Il quadro è quindi a doppio taglio: un possibile disturbo per i nativi, ma anche un nuovo ingresso nella catena alimentare costiera.
Sul fronte istituzionale, la risposta è arrivata con la formazione del Manila Clam Working Group, a cui partecipano MIT Sea Grant, WHOI Sea Grant e Massachusetts Coastal Zone Management, come riportato dal Provincetown Independent. È un dispositivo di monitoraggio e valutazione, non una campagna di eradicazione: serve a capire estensione, densità e interazioni prima di decidere se e come intervenire.
Il precedente del Pacifico: 270 milioni di dollari e il valore dei quahog
Se sul piano ecologico il quadro è preoccupante, sul piano economico il precedente è ingombrante. L’industria dei molluschi nel Pacific Northwest genera circa 270 milioni di dollari all’anno e impiega oltre 3.200 persone, secondo i dati della NOAA. E, nel confronto con i quahog, la vongola Manila ha un valore di mercato superiore: lo spiega Seitler, citato dal Provincetown Independent, con un’asciutta constatazione: «valgono più delle vongole dure».
La vongola Manila sulla costa atlantica è il banco di prova di come si gestisce una specie che è insieme merce e minaccia. Il Manila Clam Working Group dovrà decidere in fretta, prima che il valore di mercato trasformi un allarme ecologico in una scelta di convenienza. La costa atlantica può scegliere di contenere, monitorare o sfruttare: il precedente del Pacifico, con i suoi 270 milioni di dollari e l’occupazione, è lì a ricordare che la posta in gioco non è soltanto biologica.




