Il sistema di rilevamento con l’IA ha mostrato un’accuratezza dell’88% nelle prove sul campo, ma il risarcimento per i danni
Quasi il 44% del territorio del Nepal è habitat idoneo per i macachi rhesus. Per un agricoltore che trova i campi saccheggiati, il risarcimento massimo è di 10.000 rupie, circa 65 dollari, e servono dodici documenti. In mezzo c’è un sistema di rilevamento basato su intelligenza artificiale che, nelle prove sul campo, ha raggiunto circa l’88% di accuratezza. La tecnologia corre, la burocrazia resta ferma. E il conflitto uomo-fauna, che in Nepal non è mai stato solo una questione di dati, continua a essere soprattutto un problema di regole e di habitat.
L’88% che non basta
Il dato tecnico, nella sua freddezza, è di quelli che fanno effetto. Il sistema di rilevamento, addestrato su più di 4.000 immagini annotate, ha raggiunto circa l’88% di accuratezza in 28 sessioni sul campo condotte tra il 2024 e il 2025. Non è la perfezione, ma è molto più di quanto promettano diversi sistemi concorrenti. E il contesto in cui si inserisce è tutt’altro che marginale.
Secondo un’analisi nazionale pubblicata sul Journal of Environmental Management, già nel 2022 quasi il 44% della superficie del Paese conteneva habitat idoneo per i macachi rhesus, e meno dell’8% di quella porzione ricadeva all’interno di parchi nazionali protetti. Tradotto: il problema non è confinato in aree remote. È ovunque, nei campi, ai margini dei villaggi, lungo le strade.
Di fronte a questi numeri, lo scorso 18 maggio il Ministero dell’Agricoltura, delle Foreste e dell’Ambiente del Nepal ha formato una task force tecnica di 15 membri per affrontare il conflitto uomo-fauna selvatica. La mossa istituzionale c’è. La domanda è cosa potrà davvero produrre.
Ma un algoritmo preciso non elimina il danno. Può dire con buona probabilità che un macaco è lì, in quel momento, su quel campo. Non dice nulla su cosa succede a chi ha già perso il raccolto.
Il labirinto dei risarcimenti
È qui che la promessa tecnologica si scontra con la carta. Lo scorso giugno, le linee guida per i risarcimenti hanno raccontato una storia molto diversa da quella dei dataset e delle percentuali. Per ottenere un indennizzo servono 12 tipi di documenti. L’importo massimo è di 10.000 rupie, circa 65 dollari. Sono escluse le colture su terreni non registrati. E la copertura riguarda solo 16 specie animali specifiche.
Il rischio è evidente. Chi coltiva su un terreno non registrato — una condizione diffusa in molte aree rurali nepalesi — non ha diritto a nulla, indipendentemente dall’entità del danno. Dodici documenti da raccogliere, una somma che a malapena copre il costo di qualche giornata di lavoro, e l’esclusione preventiva di chi non ha la titolarità formale della terra. Il risarcimento, così configurato, somiglia più a un miraggio che a una misura di protezione.
Eppure la questione di fondo non è nuova. Il cambiamento dell’habitat causato dall’uomo sta costringendo i primati non umani a sfruttare paesaggi antropici, con conseguenti danni alle colture, riduzione della sicurezza alimentare per i coltivatori e conflitti uomo-primate. Non è una convivenza scelta: è una convivenza subita. E quando il risarcimento è un miraggio, l’innovazione tecnologica per chi lavora davvero?
Altre specie, altri algoritmi
Nel frattempo, la corsa all’IA non è solo nepalese, né riguarda solo i macachi. Nell’ottobre 2025, il sistema AI di Seema Lokhandwala per il rilevamento degli elefanti in India ha mostrato un’accuratezza di circa l’80% nell’individuare gli animali e un’efficacia del 100% nel dissuaderli. Qui l’approccio è diverso: non si tratta di documentare il danno, ma di prevenirlo attivamente.
C’è poi il sistema WildEyes, che porta alle estreme conseguenze la logica dell’adattamento algoritmico. Fin dal 2020, come spiegava Dinerstein, l’hardware del sistema resta costante: non si cambia la fotocamera, si cambia solo l’algoritmo AI sul chip per rilevare l’oggetto desiderato. Se l’hardware resta lo stesso e cambia solo l’algoritmo, chi decide quale conflitto merita attenzione? E chi paga, alla fine, per la convivenza forzata con gli animali selvatici?
La task force tecnica formata a maggio dovrà rispondere a una domanda precisa: l’IA è una soluzione o un alibi? Per ora, ai cittadini nepalesi restano dodici documenti da compilare e 65 dollari di risarcimento massimo. L’88% di accuratezza è un buon punto di partenza. Ma un algoritmo, per quanto preciso, non paga i danni.




