La proroga quinquennale della giunta altoatesina permette nuove costruzioni in aree protette

Sei ettari di bosco da tagliare, 6.000 metri quadrati di suolo da impermeabilizzare: non è un’opera stradale, ma il contorno di un albergo a quattro stelle nel cuore del Parco Nazionale dello Stelvio. Il progetto, che prevede 140 posti letto a oltre 1.600 metri di quota in località Gallenmahd, in val Martello, è il primo banco di prova di una decisione politica che ridisegna il futuro turistico dell’Alto Adige.

L’albergo che avanza sul parco

La struttura dovrebbe sorgere al di fuori degli insediamenti esistenti, in un’area naturale ad alta sensibilità. Il rapporto ambientale cita numeri che rendono subito la scala dell’intervento: oltre 6.000 metri quadrati di suolo impermeabilizzato, interferenze con il sistema idrico e con la biodiversità locale, un aumento del traffico atteso e una profonda trasformazione del paesaggio. A questi si aggiunge il disboscamento di circa sei ettari per realizzare un’opera paravalanghe, condizione necessaria per rendere edificabile il sito. Non si tratta di un ampliamento o di una ristrutturazione: è una costruzione ex novo, in un punto finora non urbanizzato del parco.

Viene spontaneo chiedersi come sia possibile, se dal 13 settembre 2022 è in vigore un’ordinanza provinciale sul blocco dei posti letto. La risposta è in una delibera arrivata proprio negli ultimi giorni.

La firma che smonta il blocco

La giunta provinciale di Bolzano — composta da Südtiroler Volkspartei, Die Freiheitlichen, Fratelli d’Italia e Lega-Uniti per l’Alto Adige — ha deciso oggi di prorogare di cinque anni il termine per la realizzazione dei posti letto nelle zone turistiche. La proroga scatterà da settembre 2026 e riguarderà circa la metà dei comuni altoatesini, consentendo di estendere diritti edilizi già concessi e di avviare progetti su aree ancora vergini. Di fatto, il blocco introdotto quattro anni fa viene svuotato dall’interno: i permessi già rilasciati non decadono, ma ricevono ossigeno per altri cinque anni.

La decisione arriva dopo che, a giugno, una coalizione di associazioni — tra cui Heimatpflegeverband Südtirol, Dachverband für Natur und Umweltschutz, WWF, Mountain Wilderness, LIPU, CAI Alto Adige e Legambiente — aveva consegnato alla giunta oltre 10.000 firme con la petizione “Bettenstopp jetzt für Südtirol! Basta con l’aumento dei posti letto in Alto Adige!”. Il testo della petizione era un elenco di allarmi già scritti: «Quando è troppo è troppo! La provincia non può sopportare altri 12.000 posti letto. L’Alto Adige sta cedendo sotto il peso di 38 milioni di pernottamenti. […] 12.000 posti letto aggiuntivi significheranno nuove e ulteriori pressioni sul territorio: più traffico, maggiore consumo di acqua ed energia, nuove funivie e piste da sci più larghe, più bacini di accumulo, più cannoni da neve, più parcheggi, più strade». Le firme chiedevano di non modificare l’ordinanza sul blocco dei posti letto. La giunta ha scelto la strada opposta.

Cemento su terra vergine

Al di là del singolo caso, il cuore tecnico della questione sta nella tipologia di intervento che la proroga autorizza. L’hotel di Gallenmahd richiede la realizzazione ex novo di tutte le infrastrutture primarie: captazione dell’acqua, smaltimento delle acque reflue, fornitura energetica. Significa posare tubazioni, cavi e allacciamenti in un’area fino a oggi libera da urbanizzazione, con un effetto a cascata sul suolo e sugli ecosistemi montani. Sei ettari di bosco abbattuti per una paravalanghe, 6.000 metri quadrati di superficie impermeabile: sono cifre che, sommate a quelle di altri progetti dormienti, iniziano a pesare sul bilancio complessivo di consumo di suolo della provincia.

Eppure le alternative esistono, e sono documentate: in val Martello ci sono edifici inutilizzati che potrebbero essere recuperati a fini turistici senza toccare un metro quadro di suolo aggiuntivo. Il recupero edilizio avrebbe costi diversi, ma eviterebbe l’impatto cumulativo di nuove costruzioni in area protetta. La proroga, invece, spinge nella direzione opposta: premia chi aveva già in mano un diritto edificatorio e rimanda di un altro lustro la verifica della sua sostenibilità ambientale.

Quanti altri progetti simili giacciono nei cassetti dei comuni turistici, in attesa proprio di questa finestra temporale? La vera posta in gioco non è un singolo albergo nel parco, ma il significato stesso del blocco dei posti letto: se lo si svuota con proroghe quinquennali, a perdere è il territorio che si dichiarava di voler proteggere.