La scoperta arriva dopo cinque anni di monitoraggi nel bacino del fiume Lishui, affluente del medio corso dello Yangtze

È bastato contare i raggi ramificati di una pinna anale. Tredici, invece dei dodici attesi per le specie affini già catalogate. Quel singolo tratto diagnostico ha permesso a un team dell’Università di Jishou e della Riserva Naturale Nazionale della Salamandra Gigante di Zhangjiajie di descrivere una nuova specie di pesce d’acqua dolce nel medio corso dello Yangtze: Acrossocheilus zhangjiajiensis. La scoperta, annunciata lo scorso luglio, porta a 25 il numero di specie valide del genere Acrossocheilus a livello globale e rappresenta la sesta segnalazione per la provincia di Hunan.

Dal 2021, i ricercatori conducono campagne di monitoraggio ittico nel bacino del fiume Lishui, un affluente che drena i sistemi montuosi dell’area del Monte Wuling, nella contea di Sangzhi. Il lavoro sul campo ha prodotto quella che in tassonomia si chiama una «specie nuova per la scienza»: un pesce che nuotava in quegli affluenti da molto prima che qualcuno ne contasse i raggi delle pinne.

13 raggi, una specie

Il genere Acrossocheilus raccoglie specie ittiche d’acqua dolce diffuse nei fiumi dell’Asia meridionale e orientale. Prima di questa descrizione, in Hunan erano note cinque specie. La nuova aggiunta eleva il totale mondiale a 25 e porta a sei le specie registrate nella provincia, come confermato dallo studio pubblicato su Zoosystematics and Evolution. Il nome specifico, zhangjiajiensis, àncora la specie alla sua località tipo: la regione di Zhangjiajie, già nota per ospitare la prima e più estesa riserva naturale nazionale cinese dedicata alla protezione delle salamandre giganti.

La conta dei raggi branchiostegali e delle squame della linea laterale sono strumenti quotidiani per un ittiologo sistematico. Ma la domanda che questa scoperta solleva non è solo anatomica: perché emerge proprio ora, dopo anni di assenza dalle checklist faunistiche della provincia?

Il risveglio dello Yangtze

La risposta arriva dai numeri dell’intero bacino. Tra il 2021 e il 2024, sono state monitorate 344 specie ittiche autoctone nel sistema Yangtze: 36 in più rispetto al quadriennio 2017-2020, l’ultimo prima dell’entrata in vigore del divieto di pesca. L’incremento non è marginale: parliamo di decine di specie censite in più, in un bacino che per settant’anni aveva conosciuto soltanto contrazioni.

La moratoria decennale, scattata nel 2021, ha interrotto quella traiettoria. Secondo il gruppo del professor Chen Yushun dell’Istituto di Idrobiologia dell’Accademia Cinese delle Scienze, il divieto ha fermato un declino della biodiversità lungo sette decenni e ha innescato una fase di recupero iniziale. Non si tratta solo di pesci che tornano: si tratta di specie che non erano mai state documentate, come A. zhangjiajiensis, e che ora trovano condizioni sufficientemente stabili per essere intercettate dai campionamenti.

I sistemi fluviali montuosi del Wuling si confermano serbatoi di diversità ittica ancora parzialmente censita. Lo studio ipotizza che queste reti idrografiche possano ospitare risorse ittiche d’acqua dolce non ancora riconosciute. La moratoria ha creato una finestra di osservazione senza precedenti: meno pressione antropica diretta significa popolazioni più numerose, distribuzioni più ampie, e quindi una probabilità più alta di imbattersi in taxa rari o a distribuzione puntiforme durante i rilevamenti.

Cosa si nasconde tra i torrenti

Già oggi, la Riserva Naturale Nazionale della Salamandra Gigante di Zhangjiajie protegge il più importante santuario cinese per questo anfibio. Ma il vero tesoro potrebbe nuotare in acque molto più piccole. I torrenti affluenti del Lishui, i rivoli che scendono dalle foreste del Wuling, sono ambienti poco campionati e spesso trascurati dai piani di monitoraggio su larga scala. Eppure è lì che il team di Jishou ha lavorato per cinque anni, setacciando corpi idrici che una carta geografica tratteggia a malapena.

Quanti altri Acrossocheilus, o generi affini, aspettano soltanto che qualcuno conti i raggi delle loro pinne? La moratoria ha scalfito la superficie di una biodiversità che per decenni è stata ignorata perché in contrazione, o perché semplicemente nessuno guardava nel punto giusto. Il saldo di +36 specie in quattro anni suggerisce che la fase di scoperta è appena cominciata.

La descrizione di A. zhangjiajiensis non è un punto d’arrivo: è la conferma che investire in conservazione produce risultati misurabili, e che ogni campagna di monitoraggio condotta con metodo può riscrivere le mappe della biodiversità. A patto di saper contare fino a tredici.