Il piano vincolante fissa soglie quantitative e scadenze fino al 2030 per la tutela del bioma
Già nel 2023, durante i primi sei mesi del governo di Luiz Inácio Lula da Silva, la deforestazione nell’Amazzonia brasiliana era calata del 33,6%. Un dato concreto, registrato mese per mese, che ha reso credibile un cambio di passo. Nelle settimane scorse, il Brasile ha formalizzato quella direzione in un documento vincolante: il Piano d’Azione della Strategia Nazionale per la Biodiversità 2025-2030 (NBSAP). Non è una promessa generica. È un elenco di soglie quantitative, scadenze e percentuali che provano a tradurre un successo immediato in conservazione strutturale.
Zero deforestazione, 80% di conservazione: i numeri del piano
Il cuore del piano è l’obiettivo di azzerare la deforestazione e la conversione della vegetazione nativa entro il 2030. Non è l’unico vincolo. Il testo parla di almeno il 30% delle aree degradate in ogni bioma e nel sistema costiero-marino in fase di ripristino entro la stessa data. E di un 80% del bioma Amazzonia — il Brasile ne ospita il 64% dell’intera estensione — e il 30% di ogni altro bioma da conservare e gestire efficacemente. Si aggiungono un taglio del 50% dei tassi di introduzione e insediamento di specie esotiche invasive e la riduzione di tutte le fonti di inquinamento a livelli non dannosi per la biodiversità.
Sono cifre che non ammettono mezze misure. Il Brasile, la nazione più biodiversa del pianeta, le ha depositate con ritardo presso la Convenzione ONU sulla diversità biologica — il piano è stato pubblicato solo a inizio luglio 2026 — ma con un’ambizione che va oltre gli standard minimi pattuiti a livello globale. Per l’Amazzonia, l’NBSAP punta a conservare l’80% della foresta all’interno dei confini brasiliani. Una soglia che, se rispettata, avrebbe effetti sistemici: significa mantenere in piedi una superficie di foresta pluviale paragonabile a quattro volte la Spagna, con ricadute su cicli idrologici, stock di carbonio e regolazione climatica continentale.
Ma arrivare a quel traguardo non è solo una questione di volontà politica. Il piano elenca obiettivi, non strumenti operativi. La domanda aperta è come il governo intenda passare da un tasso di deforestazione ancora positivo — per quanto in calo — allo zero netto, e come voglia gestire efficacemente un bioma dove la pressione dell’agroindustria, dell’allevamento estensivo e dell’estrazione illegale consuma ogni anno porzioni di territorio. Le percentuali sono un punto di arrivo; la sfida è costruire i meccanismi quotidiani di controllo, ripristino e sviluppo alternativo che le rendano possibili.
Cosa vuol dire davvero conservare l’80%
Conservare e gestire efficacemente l’80% di un bioma vasto come l’Amazzonia non significa semplicemente tracciare un perimetro su una mappa. Vuol dire garantire che quell’area resti foresta funzionante: con biodiversità monitorata, pressioni antropiche sotto soglie critiche, processi ecologici integri. Il piano non specifica quali strumenti — tra aree protette già esistenti, nuove unità di conservazione, territori indigeni, concessioni forestali sostenibili — andranno a comporre quel 80%. Non dice come verrà definita la «gestione efficace», né quali indicatori la misureranno.
Chi opera sul terreno, da IBAMA a ICMBIO fino ai governi statali, sa che la distanza tra un obiettivo percentuale e la pratica è fatta di organico insufficiente, conflitti fondiari, sistemi di monitoraggio da integrare e risorse finanziarie intermittenti. Il dato del -33,6% di deforestazione ottenuto nel 2023 era figlio di un rafforzamento temporaneo dei controlli e di una stagione politica favorevole. Ora serve un’architettura permanente. Senza, il rischio è che l’80% diventi un numero esposto nei negoziati internazionali ma poco manovrabile nella realtà amazzonica.
Il piano c’è, i primi risultati anche. La prova non è annunciare una percentuale, ma riempirla ogni giorno di decisioni operative: dove autorizzare il ripristino, come finanziare i guardaparco, quali attività economiche consentire ai margini della foresta. Perché l’80% non si conserva con un comunicato.




