La proroga della consultazione GSE sui PPA offre otto giorni in più per affinare le osservazioni tecniche
I volumi globali degli accordi di acquisto di energia rinnovabile da parte delle aziende sono diminuiti nel 2025 per la prima volta in quasi un decennio: 55,9 GW annunciati, il 10% in meno rispetto al record del 2024, secondo il Corporate Energy Market Outlook di BloombergNEF. In Italia, però, il mercato accelera in controtendenza netta: +20% di volumi sotto contratto e oltre 130 PPA firmati in due anni, contro i circa 50 che si contavano appena due anni fa. Proprio mentre questo paradosso si consolida, il GSE ha disposto la proroga consultazione GSE PPA, spostando dal 30 giugno all’8 luglio 2026 il termine per l’invio delle osservazioni sul perfezionamento del meccanismo.
Il paradosso italiano: mentre il mondo frena, i PPA accelerano
I dati PPA aziendali 2025 pubblicati da BloombergNEF raccontano di un mercato globale in frenata: 55,9 GW di capacità eolica e solare coperta da contratti corporate, con una contrazione del 10% anno su anno che interrompe quasi un decennio di espansione ininterrotta. Le cause sono molteplici — dall’incertezza regolatoria in diversi mercati chiave alla volatilità dei prezzi dell’energia — e suggeriscono che il modello dei corporate PPA, pur restando centrale nella strategia di decarbonizzazione delle grandi aziende, sta entrando in una fase di maturità più selettiva.
L’Italia si muove nella direzione opposta. Lo scorso anno i volumi complessivi sotto contratto PPA nel nostro Paese hanno segnato una crescita di quasi il 20% rispetto al 2024, e il numero di accordi è più che raddoppiato in due anni: da circa 50 a oltre 130. È un’accelerazione che riflette la combinazione di costi delle rinnovabili sempre più competitivi, una domanda industriale che cerca stabilità di prezzo sul lungo periodo e un quadro regolatorio che, pur con le sue complessità, sta offrendo segnali di apertura. Ma proprio questa crescita impone di guardare con attenzione agli strumenti che dovranno sostenerla nei prossimi anni.
La consultazione GSE: cosa c’è davvero da limare
La consultazione GSE garanzia ultima istanza, avviata a inizio giugno, non è un adempimento formale. Il cuore del meccanismo in discussione prevede che il GSE agisca come garante di ultima istanza per i contratti PPA, offrendo una copertura parziale del rischio di controparte che da anni rappresenta uno dei maggiori ostacoli alla diffusione di questi strumenti, soprattutto per le medie imprese e per i progetti di taglia intermedia. In un mercato dove i PPA sono stati tradizionalmente accessibili solo a grandi gruppi con rating creditizio solido, l’intervento pubblico punta ad allargare la platea degli acquirenti.
La consultazione pubblica chiede agli operatori di esprimersi su aspetti tecnici tutt’altro che secondari: le modalità di attivazione della garanzia, i criteri di eleggibilità dei progetti e delle imprese, la durata massima coperta, i meccanismi di pricing del servizio e il rapporto tra la garanzia GSE e gli strumenti di mercato già esistenti. Ogni parametro incide direttamente sulla bancabilità dei progetti — cioè sulla capacità di uno sviluppatore di ottenere finanziamenti dalle banche — e sulla convenienza effettiva per le aziende acquirenti. Un meccanismo mal calibrato rischia di produrre l’effetto opposto a quello desiderato: anziché ridurre le barriere, potrebbe aggiungere strati di complessità che scoraggiano proprio i soggetti che vorrebbe coinvolgere.
La scadenza originaria del 30 giugno, fissata a meno di un mese dall’avvio della consultazione, era apparsa a molti operatori troppo stringente per una valutazione approfondita. La proroga all’8 luglio — otto giorni in più — non risolve del tutto il problema dei tempi compressi, ma offre una finestra minima per affinare le osservazioni. Il punto critico è se le risposte che arriveranno al GSE riusciranno a incidere davvero sui nodi tecnici che determineranno l’efficacia del meccanismo, o se la fretta imposta dalla scadenza spingerà verso posizioni di compromesso che lasceranno irrisolti i problemi strutturali.
Cosa cambia per chi installa e gestisce?
Oltre le percentuali di crescita e le scadenze amministrative, il vero banco di prova sarà la capacità del nuovo meccanismo di tradursi in semplificazione reale per chi sviluppa progetti rinnovabili e per le imprese che vogliono acquistare energia a lungo termine. Oggi in Italia un PPA corporate resta un’operazione complessa, che richiede competenze legali e finanziarie significative, tempi di negoziazione lunghi e volumi minimi che escludono di fatto la maggior parte delle piccole e medie imprese. Se la garanzia di ultima istanza funzionerà come leva per ridurre questi attriti — abbassando il rischio percepito dalle banche e standardizzando alcune clausole contrattuali — il mercato potrebbe continuare la sua traiettoria di crescita, coinvolgendo una platea più ampia di acquirenti e sviluppatori.
Le risposte degli stakeholder, attese entro l’8 luglio, saranno decisive per capire se la consultazione avrà colto i veri bisogni del mercato o se si limiterà a ratificare un’impostazione calata dall’alto. Il paradosso da cui siamo partiti — Italia in crescita mentre il mondo frena — non è garantito: senza strumenti ben calibrati, il differenziale positivo potrebbe assottigliarsi rapidamente, riallineando il nostro Paese a un trend globale che per la prima volta in quasi dieci anni ha invertito la rotta.
Il mercato italiano dei PPA ha dimostrato una vitalità che pochi osservatori si aspettavano solo due anni fa, quando si contavano appena cinquanta contratti in tutto il territorio nazionale. Ora la sfida è non sprecare l’occasione con un meccanismo che non risponda alle esigenze reali di sviluppatori e acquirenti. Perché i paradossi, nel settore dell’energia, raramente durano a lungo senza fondamenta solide.




