Lo studio di Transport & Environment prevede una perdita fino al 14% degli stalli entro il 2040
Parcheggi a misura di… SUV?
Hai mai bestemmiato cercando di infilare l’auto in un parcheggio che sembra disegnato per una Cinquecento? Non è colpa tua: le auto crescono di 1,2 cm all’anno, ma lo spazio nelle nostre strade è quello di sempre. Secondo un studio di Transport & Environment pubblicato il 24 giugno, la lunghezza media delle auto nuove aumenta di 1,2 cm ogni anno. Un trend che, se non fermato, rischia di farci perdere fino al 14% dei posti auto su strada entro il 2040 nelle città europee.
La larghezza non è da meno. Già a inizio 2024, un’analisi di Transport & Environment aveva mostrato che le auto nuove vendute in Europa diventano più larghe di un centimetro ogni due anni, e che la larghezza media ha ormai superato i 180 cm – la soglia critica per molti parcheggi su strada. Il caso limite? Un Dodge RAM, pick-up americano importato in Europa, largo fino a 208,5 cm: quasi 30 cm in più di uno stallo standard. Non stiamo parlando di pochi millimetri, ma di una differenza che rende fisicamente impossibile parcheggiare senza invadere lo spazio altrui o bloccare il passaggio.
2040: un futuro di spazi in meno e rischi in più
I numeri non lasciano molto spazio all’ottimismo. Secondo le proiezioni dello stesso studio, se la tendenza attuale continuerà, entro il 2040 le città europee potrebbero perdere tra l’8,5% e il 14% dei posti auto su strada. Per metropoli come Londra e Berlino, questo significa tra 72.000 e 118.000 posti in meno per la capitale britannica, e tra 71.000 e 117.000 per quella tedesca. Non si tratta più solo di girare un po’ di più per trovare un buco: parliamo di decine di migliaia di posti che semplicemente non esisteranno più, cancellati dal progressivo allargamento e allungamento delle auto. Chi vive in città lo sa già: ogni anno che passa, manovrare in strade laterali o parcheggi a spina diventa più complicato, e la colpa non è di una percezione distorta ma di centimetri reali che si accumulano modello dopo modello.
Ma il problema più grave è un altro. Veicoli più grandi e pesanti significano anche più rischi per chi sta fuori dall’abitacolo. Lo studio stima che, entro il 2040, il trend delle auto “ever bigger” potrebbe causare 400 morti stradali in più all’anno rispetto a uno scenario in cui le dimensioni venissero mantenute entro limiti ragionevoli. E i bambini sono particolarmente a rischio: si prevede un aumento del 40% delle vittime tra i pedoni in età infantile, sempre rispetto allo scenario di “right-sizing”. In termini pratici, un SUV o un pick-up di grandi dimensioni ha una visibilità ridotta per il conducente e impatta con una forza maggiore in caso di collisione, trasformando quello che su un’utilitaria sarebbe un incidente con feriti lievi in un evento potenzialmente fatale. Non è una questione di allarmismo: sono proiezioni basate su dati attuali, che ci dicono che lo spazio pubblico si sta restringendo non solo per chi parcheggia, ma anche per chi cammina.
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Ma com’è possibile che le auto continuino a crescere senza che nessuno le fermi? La risposta è in parte in una direttiva europea degli anni ’90, che fissa a 255 cm il limite massimo di larghezza per i veicoli. Peccato che quel limite fosse stato pensato per gli autobus, non per le auto. Nel frattempo, all’inizio del 2024 il Parlamento europeo e il Consiglio hanno iniziato a discutere una revisione della direttiva su pesi e dimensioni dei veicoli leggeri, ma senza ancora alcuna stretta. Dall’altra parte, i produttori di automobili hanno spinto deliberatamente verso modelli più grandi e redditizi, a scapito delle utilitarie. Il risultato è sotto gli occhi di tutti noi, ogni volta che cerchiamo di parcheggiare. La leva è semplice: margini più alti su veicoli premium e SUV hanno orientato le strategie industriali, mentre le regole del gioco sono rimaste ferme a quando le auto erano mediamente più piccole e il traffico molto meno denso.
La prossima volta che scegliete un’auto, pensate non solo ai vostri comfort, ma anche allo spazio che occuperà in città. E tenete d’occhio la discussione europea: le regole possono cambiare, ma solo se lo vogliamo.

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